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Solo tra cielo e mare

· La morte di Francesco Saverio nel dramma teatrale «Il divino impaziente» di José María Pemán ·

«A me è sempre piaciuto pensare al tramonto del gesuita, quando un gesuita finisce la sua vita, quando tramonta. E a me vengono sempre due icone di questo tramonto del gesuita: una classica, quella di san Francesco Saverio, guardando la Cina. L’arte lo ha dipinto tante volte questo tramonto, questo finale di Saverio. anche la letteratura, in quel bel pezzo di Pemán. Alla fine, senza niente, ma davanti al Signore». Nell’omelia pronunciata il 31 luglio a Roma — nella chiesa del Gesù, per la festa di sant’Ignazio di Loyola — Papa Francesco ha ricordato l’ultimo tratto di vita del preposito generale Pedro Arrupe e, con un rapido cenno, ha richiamato ai confratelli gesuiti un dramma teatrale dello scrittore spagnolo  José María Pemán. L’opera, El divino impaciente , venne scritta nel 1933 ed è dedicata alla vita di Francesco Saverio.

La scena citata dal Papa è quella conclusiva ambientata nel castello di Javier in Navarra. Ne pubblichiamo il testo in una nostra traduzione.

Sorella: (chiudendo la porta) Gesù!

Miguel: Che succede?

Sorella: Un brivido mi ha attraversato il corpo.

Miguel: (guardando a sinistra) Sorella,  non si è spenta la lampada  del Cristo della cappella?

Sorella: Forse un soffio di vento...

Miguel: Vada a cambiare l’olio  e ad accenderla...

(entra la sorella. Pausa breve.

La si sente gridare da dentro)

Sorella: Gesù! Dio mio!

Miguel: Che succede?

Fratello: Che succede, sorella?

Sorella: (entra, tremante di eccitazione) L’ho visto con questi occhi!  Mi avvicino con la candela alla piccola lampada..., guardo il Cristo che, sull’altare, sta sul crocifisso... Vedo un colore strano su tutto il corpo di Cristo..., lo tocco, e... guardate le mie mani  bagnate di un rosso caldo! Trasudava sangue!  Sudava sangue! L’ho visto! Toccate!

(i fratelli le toccano le mani)

Miguel: È davvero sangue!

Fratello: Sangue caldo!

Sorella: Dio mio! Laggiù, nella sua terra lontana, qualcosa accade a Francesco!

(don Miguel ha preso la torcia che illuminava la scena. Tutti sono usciti a sinistra, in direzione della cappella. La scena rimane nell’oscurità. Dentro si sentono le voci).

Toccatelo!

Miguel: Sangue, sì, sangue!

Sorella: (singhiozzando)  Qualcosa sta accadendo a Francesco! Qualcosa sta accadendo a Francesco!

(dal fondo irrompe una luce. Appare la spiaggia di Sanchon (San Chuan), a Canton. Sabbia, mare e cielo. Si vede entrare padre Saverio, quale si è descritto nella lettera, appoggiato alla spalla di Pablo de Santa Fe, che è lo stesso Yagiro, ormai battezzato).

Saverio: Adesso sì che, fratello Pablo  de Santa Fe, il mio corpo ormai  rifiuta di obbedire  all’anima...

Pablo: Padre!

Saverio: Vedo  che questa spiaggia di Sanchon sarà la fine del mio cammino. Morire vedendo le coste della Cina, alle quali anelavo, senza entrarvi, come Mosè morì nel deserto, con la terra promessa, che era tutto ciò che desiderava, tanto vicina al suo sguardo e dalle sue mani tanto lontana!

Pablo: Padre, non dica queste cose.

Saverio: Pablo, lasciami un momento.

(Pablo si ritira in un angolo. padre Saverio cade in ginocchio al centro)

Prostrato ai tuoi piedi benedetti sono qui, Dio di ogni bontà, tra queste due solitudini del mare e del cielo infiniti. Col sale sulla fiancata, tracce dei  fallimenti della sua potenza,  vinta da tanto fare  di fronte al mare e alle sue ondate ormai conclude il suo viaggio  la barchetta di Saverio... Ti ho confessato fino alla fine con fermezza e senza vergogna; non ho mai messo, Signore, la lampada sotto il moggio. Mi hanno accerchiato con rigore angustie e sofferenze. Ma con sforzo, Signore, ho vinto il mio scoraggiamento. Mi hai dato cinque talenti, e te ne restituisco altri cinque.

(gli viene a mancare la voce)

Benedici, adesso che si estingue la mia luce, Ignazio di Loyola... Prenditi cura della mia gente spagnola... E se un giorno la mia casta Ti rinnegasse, e non bastasse a placare il tuo potere porre sulla bilancia i propri meriti, mettici anche le sofferenze che ha sopportato per te Saverio!

(si lascia cadere sulle gambe. Pablo si avvicina)

Pablo: Padre!

(Cerca di sostenerlo per le spalle. Padre Saverio come se non si rendesse conto, continua con lo sguardo al cielo)

Saverio: Morire quando rimane tanto da fare in Tuo ossequio!

Pablo: Di che cosa ha bisogno, padre?

Saverio: Don Álvaro  de Atayde... Chiedi al cielo che lo perdoni..., che io  con questa speranza muoio... Lo farai?

Pablo: Lo farò.

Saverio: I miei occhi si annebbiano, e tutto il mio corpo diventa una piaga viva.

Pablo: Padre!

Saverio: (lottando ancora per tenere il volto rivolto al cielo) Signore, in Te spero. (Sorriso di gioia) Sì... non nascondermi il volto... Il tuo servo viene a cercarti... (lascia cadere la testa, mentre dice) «In te, Domine, speravi non confundar in aeternum!».

(crolla definitivamente. Scende, lentamente, il sipario).

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