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Solo la verità

· Cinquant’anni fa, il 14 settembre 1964, moriva Vasilij Grossman ·

«Dove la violenza cerca di cancellare varietà e differenze, la vita si spegne», scriveva in Vita e destino lo scrittore e giornalista russo Vasilij Grossman, morto cinquant’anni fa, il 14 settembre 1964. 

Grossman corrispondente dal fronte in una foto del 1945

Nato in Ucraina nel 1905 in una famiglia ebrea, laureato in chimica – scrive Giulia Galeotti - Grossman iniziò la carriera di scrittore nel 1934, pubblicando alcuni racconti, diventando rapidamente giornalista e autore molto apprezzato dal regime comunista tanto che, durante la seconda guerra mondiale, fu corrispondente dal fronte per la «Stella Rossa», il quotidiano dell’esercito russo.

Le esperienze vissute durante questa avanzata, e in particolare la visione che ebbe del campo di Terezin in cui fu tra i primi a entrare, trasformarono in profondità il suo sguardo: il primo testo di Grossman ad affrontare il problema del male fu, nel 1945, Il libro nero. Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945, in cui l’autore documentava i crimini di guerra compiuti dai nazisti contro gli ebrei nei territori sovietici. Dire la verità lo rese poco apprezzato dal regime, e lo fu ancora meno quando, pochi anni dopo, prese le distanze pubblicamente dalla campagna antisemita sovietica. Caduto in disgrazia, Grossman non poté più pubblicare nulla nel suo Paese: quando morì, a Mosca, non erano stati pubblicati i suoi capolavori, Tutto scorre e Vita e destino, il cui manoscritto venne distrutto dalle autorità sovietiche nel 1961.

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