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Solo la pace è santa

· Durante l’incontro con i leader religiosi ad Assisi il Papa ribadisce che il nome di Dio non può mai giustificare la violenza ·

«Il dialogo nasce quando sono capace di riconoscere che l’altro è un dono di Dio e ha qualcosa da dirmi». Nel tweet lanciato mercoledì 21 settembre dall’account @Pontifex — al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro dedicata alla centralità del «perdono» e del «dono» nella vita cristiana — il Papa ha riproposto uno degli aspetti chiave dell’esperienza vissuta il giorno precedente ad Assisi. 

Dove nel pomeriggio aveva partecipato alle cerimonie di chiusura dell’incontro di preghiera per la pace con i leader delle principali religioni del mondo, a trent’anni dallo storico primo appuntamento voluto da Giovanni Paolo ii.

Un dialogo fatto anzitutto di preghiera, ognuno secondo la propria spiritualità e il proprio bagaglio di tradizioni. Ad Assisi i cristiani si sono ritrovati nella basilica inferiore di san Francesco per una celebrazione ecumenica alla presenza del patriarca di Costantinopoli, dell’arcivescovo di Canterbury e del patriarca Siro ortodosso. Nella meditazione pronunciata durante il rito, il Pontefice ha esortato ad ascoltare il grido degli innocenti e ha messo in guardia dal «silenzio assordante dell’indifferenza» che spegne la voce dei poveri. Parole forti, riecheggiate anche nella cerimonia conclusiva in piazza San Francesco. Nel suo discorso il Papa ha infatti ribadito che oggi esiste un nuovo «paganesimo dell’indifferenza» che rende insensibili ai bisogni degli altri, lanciando al tempo stesso un monito contro chi utilizza il nome di Dio per giustificare la violenza. Al termine Francesco ha sottoscritto insieme con tutti i leader religiosi presenti l’appello di pace che una cinquantina di bambini hanno consegnato ai rappresentanti delle nazioni del mondo.

La meditazione del Papa 

Il discorso durante la cerimonia conclusiva 

L’appello

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22 agosto 2019

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