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I corridoi umanitari

· Canali più rapidi per i visti europei ai migranti ·

Sui documenti ufficiali si chiama “sponsorizzazione privata”. Risponde alla domanda che, da anni, in tanti si pongono di fronte alle carrette del mare: c’è un’alternativa ai viaggi della disperazione nel Mediterraneo? E qualcuno ha trovato la risposta tra le pieghe del diritto di quell’Unione europea che sembra paralizzata di fronte ai flussi migratori dal Nord Africa e dal Medio oriente. 

Gruppo di migranti arriva all’ufficio visti britannico a sud di Londra (Ap)

Mentre i leader dell’Ue discutono di una solidarietà di cui troppi vorrebbero solo beneficiare e di strategie che sembrano tutte da inventare, persone impegnate sul piano umanitario hanno messo in moto un meccanismo già previsto nel regolamento europeo sui visti. Non è un intervento d’emergenza portato a chi rischia la vita in mare o a chi sbarca assiderato e disidratato sulle coste italiane e greche. Si tratta di un contributo diverso, a monte. Con l’obiettivo di permettere a persone la cui vita è messa a rischio dalla guerra o dalla fame di cercare riparo in altri paesi evitando però i viaggi della disperazione. Si parla tanto, doverosamente, di procedure per il riconoscimento dei richiedenti asilo, per quanti hanno diritto, secondo le norme internazionali, allo status di rifugiato. In tanti si danno da fare per questo: dall’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu (Unhcr) al Jesuit refugee service fino al Centro italiano rifugiati (Cir). Per cercare di accelerare più possibile l’iter, sono stati creati hotspot sulle navi, che consentono di procedere contestualmente ai salvataggi. Ma sono iniziative che riguardano profughi già in cammino. Ovviamente chi si trova in situazioni di conflitto non riesce ad accedere alla procedura burocratica e diplomatica per ottenere un visto in Europa. Per questo si affida ai trafficanti di esseri umani. Ma nel regolamento sui visti europei c’è l’articolo 25, che rappresenta un’eccezione alle regole di Schengen. Un’eccezione prevista ben prima di tutti i ripensamenti sulla libera circolazione e prima ancora delle chiusure improvvise delle frontiere europee sulla rotta balcanica. È l’eccezione che rende percorribili i “corridoi umanitari”. 

di Fausta Speranza

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23 agosto 2019

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