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Solidarietà internazionale
per combattere la fame

· Intervento della Santa Sede a Ginevra ·

Pubblichiamo la nostra traduzione dell’intervento svolto il 10 marzo dall’arcivescovo Silvano M. Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e Istituzioni specializzate a Ginevra, durante la XXV sessione ordinaria del Consiglio per i diritti dell’uomo sul diritto al cibo.

Signor Presidente,

La mia Delegazione coglie con piacere l’opportunità di parlare a questo Consiglio dell’urgente necessità che i Governi e la società globale rispettino, proteggano, agevolino e adempiano meglio il diritto umano al cibo. Siamo profondamente grati al Relatore speciale uscente per i suoi significativi sforzi a questo riguardo, ed esprimiamo il sincero auspicio che in futuro si compiano altri progressi al fine di assicurare che il diritto al cibo non sia «ridotto a un diritto a non morire di fame» e venga davvero riconosciuto come «diritto inclusivo a un’alimentazione adeguata e a tutti gli elementi nutrizionali» necessari «per vivere una vita sana e attiva, e mezzo per accedervi» (www.ohchr.org/Documents/HRBodies/.../A-HRC-19-59_en.pdf).

La comunità internazionale ha certamente compiuto progressi nell’affrontare il tema della sicurezza alimentare. In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2013 (José Graziano Da Silva, Direttore Generale della Fao, La sicurezza alimentare è la sfida del futuro, «L’Osservatore Romano», giovedì 19 settembre 2013), l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite ha riferito che dalla fine della seconda guerra mondiale la disponibilità di cibo pro capite è cresciuta di oltre il 40 per cento. Ha però anche spiegato che la fame colpisce ancora oltre 840 milioni di persone, ma è molto meno evidente, poiché persiste principalmente tra quanti vivono nei Paesi in via di sviluppo. Questo tipo di fame si manifesta come «morte lenta» causata da denutrizione, privando i bambini delle opportunità e impedendo loro di raggiungere quelle pietre miliari dello sviluppo come la crescita secondo parametri normali, lo sviluppo neuromotorio, le prestazioni scolastiche, che sono date per scontate dalle persone ben nutrite che vivono in Paesi ad alto reddito... «ciò costituisce un vero scandalo» (www.vatican.va/holy_father/francesco/messages/peace/documents/papa-francesco_20131208_messaggio-xlvii-giornata-mondiale-pace-2014_it.html).

Signor Presidente, nel suo Messaggio per l’ultima Giornata mondiale dell’alimentazione Papa Francesco ha asserito con forza che «fame e denutrizione non possono mai essere considerati un fatto normale al quale abituarsi, quasi si trattasse di parte del sistema» (www.vatican.va/holy_father/francesco/messages/food/documents/papa-francesco_20131016_messaggio-giornata-alimentazione_it.html).

Per spezzare questo circolo vizioso occorre prendere misure strutturali, come l’attuazione di leggi quadro a livello nazionale e lo sviluppo di politiche alimentari giuste. Abbiamo anche bisogno di processi ben sviluppati, tra cui l’attuazione e il controllo delle politiche, nonché dello stanziamento adeguato di risorse. Infine, dobbiamo esaminare con attenzione i risultati e l’impatto, sulla base di statistiche relative alla fame e alla malnutrizione e di indicatori riguardanti la disponibilità di cibo, le entrate sufficienti e i prezzi abbordabili per acquistare un’alimentazione adeguata per le famiglie e i membri più vulnerabili della società.

In un certo senso, Signor Presidente, Papa Francesco ha tracciato una Road Map volta a favorire ulteriormente la piena attuazione del diritto al cibo. «Qualcosa deve cambiare in noi stessi, nella nostra mentalità, nelle nostre società», ha esortato, proponendo che «un passo importante sia abbattere con decisione le barriere dell’individualismo, della chiusura in se stessi, della schiavitù del profitto a tutti i costi» (ibid.). Pertanto, la mia Delegazione suggerisce che il raggiungimento del diritto al cibo esige solidarietà sociale tra tutti i popoli, in aggiunta alle salvaguardie legali e politiche già stabilite da questo Consiglio.

A livello nazionale ciò esige investimenti pubblici e privati adeguati per consentire ai piccoli agricoltori di aumentare la produttività, di ottenere un surplus di guadagno sufficiente per migliorare le condizioni nelle quali coltivano la terra e di essere in grado di contare a lungo termine su prospettive di entrate sufficienti per sostenere le loro famiglie. Occorrerà una particolare attenzione per agevolare l’autonomizzazione e la partecipazione delle donne nelle campagne per favorire l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Riguardo al settore privato, dobbiamo cercare una distribuzione più equa delle risorse, che non sfavorisca i piccoli produttori di cibo locali. Nel fornire assistenza umanitaria, occorre assicurare l’accesso al cibo e alle risorse delle popolazioni colpite sia all’interno dei confini che attraverso gli stessi. L’assistenza allo sviluppo dovrebbe includere componenti agricole, affinché il diritto di produrre e di commercializzare il cibo venga assicurato senza discriminazioni.

La solidarietà a livello internazionale è parimenti importante negli sforzi per garantire il diritto al cibo. L’accordo raggiunto a Bali durante la nona Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio su «l’azionariato pubblico ai fini della sicurezza alimentare» è sulla stessa falsariga, ed è un chiaro esempio di come il multilateralismo possa riacquistare il suo ruolo centrale nel confrontarsi con nuovi problemi, affrontare nuove opportunità e, soprattutto, promuovere un commercio più libero e più equo, non come fine a se stesso, ma come uno tra i tanti approcci per porre fine alla povertà per tutti. L’attuazione di questo accordo provvisorio offrirebbe ai Paesi che ne hanno bisogno un accesso più sicuro, stabile ed equo al cibo.

In questo Anno internazionale dell’agricoltura familiare, Signor Presidente, la mia Delegazione desidera esortare questo Consiglio a includere, quale componente speciale dei suoi sforzi per promuovere e preservare il diritto umano al cibo, «l’educazione alla solidarietà e a uno stile di vita che superi la “cultura dello scarto” e metta realmente al centro ogni persona e la sua dignità, parte dalla famiglia» (ibid).

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