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Solidarietà e multilateralismo europei

· ​Come rispondere alle tragedie delle migrazioni ·

Forse si poteva fare di più. L’Europa avrebbe potuto dare una risposta più alta e completa — e anche più concreta — alla situazione che, non da oggi, si è venuta a creare nel Mediterraneo.

Pur con tutte le sue divisioni interne (il cancelliere tedesco Merkel, dopo il Consiglio europeo straordinario di ieri a Bruxelles, ha fatto notare che su questo tema i ventotto Paesi membri sono e restano molto lontani da un accordo e da una posizione comune) l’Unione europea ha finalmente preso ufficialmente coscienza degli orrori. Ma ha perso l’occasione per comprendere fino in fondo che la tragedia legata alle migrazioni mette in gioco la sua autorità morale e politica e i principi di solidarietà su cui è fondata. Eppure il Governo italiano ha salutato con favore anche questo primo e timido passo: l’Ue si impegna a triplicare i fondi per la missione Triton — arrivando però a spendere in tutto quello che la sola Italia ha speso per l’operazione Mare Nostrum — salvo poi portare i profughi nel Paese più vicino, quindi di nuovo l’Italia. La questione del Mediterraneo dimostra che l’Europa si trova di fronte a una crisi che va affrontata senza rinvii. Ed è auspicabile che il coinvolgimento delle Nazioni Unite — da più parti richiesto — sottolinei la necessità di un nuovo multilateralismo nei rapporti internazionali. Anche per risolvere le crisi politiche ed economiche. E il ruolo che l’Europa può svolgere nasce proprio dal suo elemento distintivo fondante: la solidarietà. È infatti necessaria — dentro e fuori i confini dell’Unione — una solidarietà che vada ben oltre il settore economico. Essa va intesa in senso politico, sociale ed internazionale e potrebbe essere un tratto fondamentale della nascente politica estera europea. Portando con sé il proprio contributo alla più importante delle globalizzazioni, quella dei diritti.

di Mario Benotti

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20 maggio 2019

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