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Solidarietà e bene comune per l’Irlanda

· La Conferenza episcopale in vista delle prossime elezioni ·

A cinque giorni dall’appuntamento per le elezioni nazionali, che si terranno venerdì 25, i vescovi d’Irlanda rivolgono un appello ai cattolici affinché diano un determinante contributo all’affermazione di «una forte leadership radicata nella giustizia, nella cura del bene comune e un impegno a difesa delle persone più vulnerabili nella società».

L’appello dei presuli irlandesi è contenuto nel documento intitolato «Dalla crisi alla speranza: lavorare per raggiungere il bene comune» elaborato dalla Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale irlandese e presentato alla stampa, ieri a Dublino, da monsignor Raymond Field, vescovo ausiliare di Dublino e presidente della Commissione. Nel corso dell’incontro con i rappresentanti dei media, il presule ha affermato che «gli occhi del mondo adesso guardano alla gente d’Irlanda» per vedere come essa sarà capace di reagire alla crisi economica e politica. Monsignor Field ha sottolineato che il documento dei vescovi irlandesi intende aiutare gli elettori, «focalizzando i valori che devono tenere presenti nelle scelte che stanno per compiere in questo momento critico».

Secondo i dati del Governo, dal 2008 l’Irlanda è in recessione dopo un decennio di ininterrotta crescita. Per i presuli d’Irlanda, l’attuale crisi può divenire «un’opportunità di cambiamento, per progettare un nuovo cammino verso il progresso, per decidere nuove regole e trovare nuove forme d’impegno, per fare tesoro delle esperienze positive e trovare le ragioni di quelle che invece si sono dimostrate negative».

Nella risposta necessaria all’attuale crisi, il documento sottolinea il ruolo dei leader religiosi che devono «risvegliare l’energia spirituale che consente alle persone di lavorare per la giustizia nel mondo». Politici e semplici elettori devono concentrare la loro attenzione sul «costo reale della crisi», su quanto essa incide nella vita quotidiana di ognuno.

Nel documento si evidenzia che l’attuale crisi ha provocato tra la gente il crollo della fiducia verso le istituzioni del Paese, compresa quella verso l’episcopato cattolico. Questo crollo ha causato la crescita di «un individualismo sempre più radicale». Questo tipo di cultura, descritta come una conseguenza del «capitalismo avanzato», spinge le persone verso traguardi di tipo consumistico e mina le stesse basi della tradizione cristiana della nazione. «Forse — si sottolinea nel documento — la conseguenza più dannosa che scaturisce dal crescente predominio culturale del capitalismo è l’accento che la società pone al successo finanziario che così diventa sempre più l’unità di misura della dignità personale». I vescovi chiedono un cambiamento, a cominciare dalle istituzioni finanziarie, «che devono essere al servizio della società e contribuire al bene comune». Questo cambiamento può avvenire per mezzo di azioni che si basano sulla «gratuità», ovvero il dare solidarietà a chi ha bisogno e aumentare l’armonia nella società. Nel documento si ricorda anche che le basi della società risiedono nella famiglia e i suoi valori tradizionali, anzitutto la difesa della vita nascente.

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