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Solidarietà difficile

· ​La Commissione europea non intende modificare le quote di accoglienza di migranti e profughi ·

Il vecchio continente non è più una meta per i latinoamericani

In materia di immigrazione, forti resistenze di diversi Governi dell’Unione europea — e di molte amministrazioni locali — si contrappongono alle solenni dichiarazioni di solidarietà verso migliaia di disperati, che cercano scampo dalla guerra e dalla fame, e verso Italia e Grecia, principali Paesi di arrivo, che vedono le proprie strutture di accoglienza ormai al collasso. Proprio contro tali resistenze, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha ribadito ieri che non c’è alcuna intenzione di modificare il sistema di quote di accoglienza tra i Paesi dell’Ue fissato dall’agenda per l’immigrazione approvata dalla Commissione stessa. Anche se «non c’è stata un’accoglienza entusiasta», Juncker si è detto convinto che tale proposta «debba rimanere ambiziosa». Parlando ieri al Comitato delle Regioni riunito a Bruxelles, il presidente della Commissione ha sottolineato che «non basta limitarsi a guardare il telegiornale della sera, piangere e il giorno dopo dire “ l’Europa deve fare qualcosa”. La Commissione è determinata e manterrà il suo intento di difendere questa buona causa». Se le crisi in atto in Africa e nel Vicino oriente accrescono giorno dopo giorno il flusso di migranti e profughi verso le coste europee, i Paesi del vecchio continente non sembrano più, invece, una meta desiderata per quanti lasciano l’America latina. È quanto emerge da un rapporto che l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) si accinge a pubblicare oggi a Ginevra e del quale il quotidiano spagnolo «El País» ha fornito anticipazioni. Secondo l’Oim, dal 2008 a oggi gli europei, in particolare spagnoli, emigrati in America sono quasi quadruplicati (181.166 nel 2012, ultimo anno con dati certi, rispetto ai 52.160 del 2007). Di contro, sempre nel 2012, sono immigrati in Europa 119.000 latinoamericani.

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