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Solidarietà
alla prova dei fatti

· Nell’Ue si torna a discutere sulle quote migranti ·

La questione migratoria resta spinosa per gli stati membri dell’Ue. L’Austria conferma di non riuscire a rispettare la quota dei ricollocamenti. Da parte sua, il commissario europeo per le migrazioni, Dimitris Avramopoulos, ribadisce l’urgenza di rispettare gli impegni presi sui ricollocamenti. Avramopoulos chiede ai paesi Ue di accogliere, tra tutti, 1.500 profughi al mese dall’Italia e 3.000 dalla Grecia. In Italia i richiedenti asilo registrati e candidabili ai ricollocamenti sono 6.000, mentre in Grecia 20.000. La cifra più bassa nella penisola, che ha registrato l’anno scorso e in questi mesi del 2017 record assoluti di sbarchi, si spiega con l’arrivo in grande maggioranza di migranti cosiddetti economici che non hanno i requisiti in tema di diritto di asilo.

In Austria la questione migranti divide popolari e socialdemocratici. Ieri, mentre il rappresentante alla riunione dei ministri dell’interno a Bruxelles assicurava l’avvio dell’iter, il consiglio dei ministri di Vienna annunciava che nella riunione prevista oggi avrebbe discusso la sospensione di qualsiasi impegno futuro. E oggi è intervenuto il cancelliere austriaco Christian Kern, annunciando una sua lettera a Bruxelles per spiegare che, pur volendo adempiere agli impegni presi, le autorità austriache devono considerare l’elevato numero di migranti e rifugiati già accolti.

Nel dibattito è intervenuta la Svezia, puntualizzando che non potrà aumentare il suo contributo nel dopo Brexit e che si dovrà dirottare alle spese in tema di migrazioni e sicurezza parte del budget assegnato a fondi strutturali e agricoltura. Intanto, riguardo alla revisione del regolamento di Dublino sulle procedure per i richiedenti asilo non si registrano passi avanti, nonostante gli sforzi della presidenza di turno maltese. I più ostili restano Polonia e Ungheria. E proprio oggi in Ungheria entra in vigore la detenzione preventiva per i richiedenti asilo.

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19 settembre 2019

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