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Solidali
con i migranti

· Il prefetto della Congregazione per i vescovi in Canada ·

Particolare della volta  del santuario canadese  con la raffigurazione di  Maria, sant’Anna  e il Bambino Gesù

Porto le intenzioni di Papa Francesco, e in particolare la sua premura per i migranti e i rifugiati, una grande priorità del suo pontificato. Un padre o una madre di famiglia si preoccupa per il figlio più sofferente e più vulnerabile. Così il Santo Padre non smette di attirare l’attenzione su quelle popolazioni alla deriva da un continente all’altro e da un paese all’altro, esposte a ogni sorta di pericoli e di abusi.

Nella sua prima visita all’isola di Lampedusa, nel 2013, ha implorato aiuto per gli africani che annegano nel Mediterraneo, abbandonati su imbarcazioni di fortuna da trafficanti senza pietà. Il Papa è poi andato in Bangladesh per portare assistenza ai rohingya e segue da vicino la sorte delle migliaia di migranti sudamericani che risalgono verso gli Stati Uniti alla ricerca della propria famiglia.

Ricordiamo nella preghiera questi migranti e questi rifugiati ai quali non restiamo indifferenti, malgrado la tentazione di ignorarli o di respingerli per non essere disturbati nella nostra pace e nella nostra comodità.

La famiglia che ci accoglie in questo santuario, la Santa Famiglia, di cui sant’Anna è la nonna, ci insegna a prendere a cuore il destino della grande famiglia umana. Non potrebbe essere diversamente visto che il Bambino-Dio che le è stato destinato trascende ogni confine di razza, di colore, di cultura e di religione. Gesù Cristo porta all’umanità, e in primo luogo ai più poveri, la buona novella della speranza della salvezza. Coinvolge nella sua missione la propria famiglia umana, i cui nomi sono venerati da secoli sulle rive di questo grande fiume Saint-Laurent: santa Maria e san Giuseppe, sant’Anna e san Gioacchino, i parenti di Gesù.

Il frutto più importante di ogni pellegrinaggio è la consolazione dello Spirito Santo, la conferma della nostra fede e della nostra speranza, al di là dei favori particolari che imploriamo per i nostri bisogni e per quelli altrui.

I motivi della nostra presenza qui sono tanto numerosi quanto tutti noi che formiamo questa assemblea, che siamo autoctoni o stranieri, che abbiamo seguito tutta la novena preparatoria o che siamo venuti solo oggi per la celebrazione solenne della nostra patrona sant’Anna. Lei ha protetto un giorno dei marinai bretoni in pericolo sul fiume e protegge ancora fedelmente tutti coloro che qui vengono ad affidarsi al suo patronato.

Ciò che vediamo e capiamo di unità nella diversità di questa bella assemblea è un segno della benedizione di Dio che ha seminato la fede nel nostro popolo, il quale la serba nei cuori, in modo più discreto forse di un tempo, ma comunque vivo e fecondo. Di fatto il ricordo della prima evangelizzazione in Canada e l’irraggiamento prodigioso di una Chiesa missionaria nel paese restano un patrimonio di speranza nella coscienza della Chiesa universale. Lo constato regolarmente nei miei incontri con i vescovi di tutto il mondo che stanno preparando il prossimo Sinodo sui giovani. La trasmissione della fede alle giovani generazioni è una grande sfida per la nostra epoca, che richiede molte preghiere e creatività.

Oggi preghiamo in particolare sant’Anna affinché le famiglie, e soprattutto gli anziani, nonni e nonne, capiscano di avere un ruolo fondamentale da svolgere attraverso la loro testimonianza personale di fede e l’apertura al dialogo con le giovani generazioni. La fede si trasmette soprattutto per osmosi, da persona a persona, e i vincoli di affetto e di fiducia sono indispensabili per un’educazione profonda e duratura.

Francesco sta operando soprattutto una rivoluzione nella comunicazione; lo vediamo adottare tutti i mezzi di comunicazione più vicini al popolo per annunciare il Vangelo; oltre alle encicliche e ai discorsi di circostanza, moltiplica le visite, le interviste, i libri, le lettere, le chiamate telefoniche... Raggiunge così i più poveri e interroga i più ricchi, che dimenticano facilmente le miserie e le ingiustizie che ostacolano la pace del mondo e la solidarietà tra le nazioni.

Che questa celebrazione in onore di sant’Anna sia per noi tutti un’oasi di pace e di speranza nel nostro cammino e ci renda più solidali con quanti emigrano forzatamente per fuggire dalla guerra e dalla miseria, senza sapere dove finirà la loro triste avventura.

di Marc Ouellet

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16 settembre 2019

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