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Soli
all’uscita di scuola

· Bambini ebrei salvati in Francia durante l’occupazione nazista ·

Parigi, ottobre 1940. Cécile S., ebrea immigrata dalla Polonia nel 1934 e abbandonata dal marito, riceve la visita di un’assistente sociale che deve controllare l’effettivo uso dei sussidi che le sono versati per il sostentamento della figlia di un mese. Lo scrive Ferdinando Cancelli aggiungendo che

Manuela Simoncelli, «La bambina del treno»

Cécile non ha famiglia a Parigi, «vive di zuppe popolari e dell’aiuto dei vicini». Molte donne come lei, giovani e sole, immerse nella povertà materiale e nel più totale isolamento della Francia occupata, diventeranno prostitute. I rapporti dell’epoca parlano di furti, accattonaggio e prostituzione per pagare l’affitto, per comprare un pezzo di carbone o di pane per i figli. Con il secondo statuto di Vichy del 2 giugno 1941 che vietava agli ebrei qualsiasi attività economica, la situazione di Cécile S. precipita nella miseria: sarà deportata ad Auschwitz il 22 giugno del 1944 e non farà più ritorno. Spesso i figli, anche in tenerissima età, venivano deportati con i genitori e immediatamente eliminati ma non sempre andò così.

Una targa inaugurata a Parigi il 21 gennaio dal direttore generale dell’Assistance Publique — Hôpitaux de Paris (Ap-Hp) Martin Hirsch in memoria di Joseph Nadanowska, uno di questi bambini morto quasi settantenne nel 2004 in Francia senza conoscere nulla della sorte di sua madre Szajndla, ci racconta una storia diversa. A darne conto sono i quotidiani «La Croix» e «Le Monde»: Joseph, quattro anni e mezzo nel 1942, figlio anche lui di un’ebrea polacca deportata e uccisa ad Auschwitz, non fu cercato da nessuno all’uscita dalla scuola materna la sera del 15 giugno 1944. Immediatamente portato alla polizia, fu trasferito al 74 di rue Denfert-Rocherau, sede della struttura per i bambini abbandonati dell’Assistance Publique. Tra il 1940 e il 1944 furono 55.000 i minori seguiti da strutture analoghe a quella che accolse Joseph: tra questi sono stati identificati 184 bambini di origine ebraica.

di Ferdinando Cancelli

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