Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Sogno rivelatore

· L’elogium di Eutichio ·

Giunto agli anni ultimi dell’episcopato, Damaso — ormai quasi ottuagenario — concludeva la sua lunga e impegnata militanza di cultor martyrum — iniziata intorno al 370 — con la composizione degli epigrammi in onore di Pietro e Paolo e di un altrimenti ignoto martire Eutichio, di cui si conserva ancora intatto nella chiesa seicentesca di San Sebastiano sulla via Appia lo splendido originale marmoreo, inciso tra il 380 e il 382 nella prestigiosa bottega epigrafica del grande calligrafo Furio Dionisio Filocalo.

L’epigramma in onore del martire Eutichio nella chiesa di San Sebastiano a Roma

Lo scrive Carlo Carletti aggiungendo che l’elogium di Eutichio — una vera e propria crux nella ricerca agiografica tardoantica — si propone nella forma di una articolata allocuzione tripartita, destinata a un monumento iscritto e dunque strategicamente esposto alla lettura o almeno alla percezione visiva dei visitatori delle aree sacre romane (Epigrammata damasiana). L’apertura (propositio 1-3) presenta l’immagine tipicamente damasiana dell’opposizione persecutore/perseguitato in termini di apparente squilibrio al fine di rendere più suggestivo l’esito finale, una «vittoria conseguita» (potuit vincere) sul fondamento teologico della «gloria di Cristo» (quod ... monstravit gloria Christi). Segue la demonstratio, l’esposizione in dettaglio della crudele varietà dei supplizi inferti a Eutichio: sono le mille viae nocendi (“i mille modi di far male”) escogitati dal persecutore, che si susseguono per cinque versi con ritmo incalzante fino al sopraggiungere dell’«inesorabile potere della morte» (mortis metuenda potestas). Prima lo squallore del carcere (inluviem carceris) e la mancanza di cibo per dodici giorni (bis seni transiere dies: alimenta negantur), poi i frammenti di cocci accuminati sparsi sul pavimento per impedire il sonno (testarum fragmenta parant ne somnus adiret); infine il precipizio in un baratro (mittitur in barathrum) definito con l’immagine suggestiva del santo sangue che tutto lava (sanctus lavat omnia sanguis).

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE