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Sognando California

· Storie di evangelizzazione dell'America nel XIII secolo ·

La leggenda narra che nel 1229 Giacomo i d’Aragona mentre navigava verso le coste di Maiorca venne sorpreso da una grande tempesta, a quel punto fece la promessa di costruire una magnifica cattedrale se Dio l’avesse salvato. Giunto sano e salvo sull’isola mantenne la sua parola, fece demolire la moschea che si trovava sul luogo più ambito della città e insieme all’architetto Guillem Sagrera progettò lì una cattedrale mozzafiato.

Frate Gregorio Matteo sfoglia il grande breviario del convento di San Francesco a Palma di Maiorca

Quella di Palma, conosciuta come la Seu, è sicuramente una delle cattedrali più scenografiche al mondo grazie anche alla sua posizione sulla barriera foranea dell’antico porto. Ma la cattedrale, nonostante la costruzione sia terminata all’inizio del XVII secolo, gode anche di una delle firme più note dell’architettura contemporanea. Nel 1902, il vescovo di Maiorca, affidò infatti ad Antoni Gaudí l’incarico del restauro della cattedrale. I lavori dovevano comprendere la riparazione della facciata del tempio gotico, danneggiata gravemente dal terremoto del 1851, e il riordinamento dello spazio interno. Gaudí fece smontare il coro gotico che si trovava al centro della navata centrale per posizionarlo sui lati del presbiterio. L’architetto cambiò poi la disposizione dell’altare facendolo coprire con un nuovo baldacchino — nonostante in principio fosse solo un modello provvisorio, in attesa di quello definitivo che non è mai stato realizzato — che è oggi una delle massime attrazioni per i turisti che pagano per visitare la cattedrale.

Ma la grande Seu non è l’edificio di culto più antico della città. Il primato spetta infatti a Santa Eulalia che risale al 1236. Ed è qui che vengo a incontrare monsignor Antonio Alzamora che proprio questi giorni tiene delle conferenze sulla vita di Junipero Serra e di Ramon Lull, probabilmente i più noti maiorchini di sempre. Ed è un gioco del destino che la stessa casa natale di padre Antonio si trovi a Petra, a Barracar numero 1, «quella dove nacque Junipero Serra è a barracar numero 6! Ho respirato la stessa aria e ho calpestato la stessa terra di Junipero!», mi dice Antonio Alzamora sorridendo quando lo incontro nel suo austero studio all’interno della vecchia parrocchia.

Ma la grande impresa di Junipero Serra non cominciò dall’isola di Palma, mi racconta padre Antonio, ma dalla lontanissima Russia.

«Fu il marchese Grimaldi — mi dice — che raccontando a Carlo III dell’impresa dell’esploratore Vitus Bering e della volontà della Russia di conquistare il Nordamerica, a mettere in moto quel processo che si concluse poi con l’evangelizzazione della California». Alzamora si riferisce ovviamente alla volontà di re Carlo III di finanziare la missione che vide Junipero Serra e altri frati francescani raggiungere prima il Messico e poi le coste del Nordamerica occidentale.

«A quel tempo il viaggio nelle Americhe era un’ossessione per i missionari, era l’orizzonte di ogni desiderio di martirio — puntualizza Alzamora — non esistevano più le colonne d’Ercole, il non plus ultra era ormai plus ultra!».

da Palma di Maiorca
Cristian Martini Grimaldi

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25 maggio 2019

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