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In soccorso delle minoranze perseguitate

· La Chiesa in Iraq chiede maggiore impegno per la piana di Ninive e ringrazia Papa Francesco per il suo costante sostegno ·

Ankawa, 11. Mettere in campo «tutto l’impegno possibile» a ogni livello, «locale e internazionale», per ottenere la «liberazione della piana di Ninive» e consentire al più presto il rientro dei profughi cristiani nelle loro abitazioni. E impegnarsi per «trovare posti di lavoro» per i disoccupati e «fornire scuole» agli studenti, perché possa essere garantita loro l’istruzione e «non venga ostacolato il loro futuro». Sono questi, in sintesi, i punti principali emersi nel corso della riunione di emergenza dei rappresentanti della Chiesa cattolica in Iraq, svoltasi nei giorni scorsi nella sede estiva del patriarcato caldeo ad Ankawa, sobborgo a maggioranza cristiana a nord di Erbil, nel Kurdistan iracheno. A presiedere l’incontro — riferisce l’agenzia AsiaNews — il patriarca di Babilonia dei Caldei, monsignor Louis Raphaël i Sako, alla presenza del nunzio apostolico in Giordania e Iraq, l’arcivescovo Giorgio Lingua, e di un gruppo di presuli fra i quali l’arcivescovo di Mossul dei Caldei, monsignor Amel Shamon Nona. Obiettivo del patriarca Sako e dei vescovi quello di «unire gli sforzi per fornire suggerimenti e indicazioni che possano aiutare “i nostri figli” a condurre una vita decorosa».

I vertici della Chiesa in Iraq hanno ricordato in prima battuta gli sforzi sinora compiuti per garantire alloggi, riparo e conforto alle centinaia di migliaia di sfollati, in fuga dalle violenze delle milizie dello Stato islamico (Is) che hanno conquistato ampie porzioni di territorio dell’Iraq e della vicina Siria. I presuli hanno anche ringraziato in particolare Papa Francesco «per il suo incoraggiamento, le sue dichiarazioni di vicinanza e solidarietà, oltre che per gli aiuti materiali e quanto altro fatto dalla Santa Sede per il Paese e per tutto il Medio Oriente». 

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09 dicembre 2019

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