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In soccorso dei rohingya

· ​Ban Ki-moon fa appello ai Paesi del sud-est asiatico e sottolinea i diritti di migranti e profughi ·

Un bambino rohingya si prepara per fare la doccia nel campo di Bayeun (Ap)

Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, oggi in visita in Vietnam, ha fatto appello ai Paesi del sud-est asiatico per affrontare non solo l’emergenza, ma anche le cause della crisi umanitaria che sta spingendo migliaia di rohingya di Myanmar e di bengalesi a fuggire via mare e che ne vede in queste ore molte altre migliaia — non meno di seimila, secondo diverse stime — alla deriva nel mare delle Andamane. Ban Ki-moon ha detto di aver affrontato il tema con i leader di Myanmar, Malaysia e Thailandia. «È importante salvare vite umane, ma è anche importante non rimandarli indietro in situazioni pericolose» ha precisato, insistendo non solo sulla priorità dei soccorsi e degli aiuti umanitari, ma anche sulla necessità appunto di rimuovere le cause di queste tragedie. Più di tremilaseicento rohingya in fuga dalle persecuzioni nel Myanmar e di bengalesi in fuga dalla fame nel Bangladesh sono riusciti nelle ultime due settimane ad arrivare a bordo di barconi stracarichi sulle coste di Indonesia, Malaysia e Thailandia, che avevano più volte dichiarato chiuse per loro le frontiere. Negli ultimi giorni, anche per il susseguirsi degli appelli da tutto il mondo, c’è stato comunque un mutamento delle politiche di respingimento, soprattutto da parte malaysiana. Il Governo di Kuala Lumpur ha infatti ordinato alla marina un’operazione di soccorso per le migliaia di migranti e profughi abbandonati su barconi alla deriva dai trafficanti di esseri umani ai quali erano stati costretti ad affidarsi. 

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16 luglio 2019

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