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So apprezzare
un buon soffritto

· A colloquio con il cantautore astigiano Paolo Conte ·

Questa volta Paolo Conte ci offre un album felicemente introspettivo, pieno di ricordi e delicate andature provenienti dal profondo del suo cuore. 

Lo scrive Franco Gervasio sottolineando che sembra legittimo leggere questa raccolta di quindici nuovi pezzi che va sotto il titolo di Snob, alla luce del desiderio di raccontare, ancora una volta, ma in un modo imprevedibile e sorprendente, i mondi che sgorgano dalla fantasia meticcia dell’autore, che si regala la libertà di mescolare musiche americane e suoni d’Africa, fraseggi di un pianoforte impressionista con gli echi popolari di giostre e circhi. Qua e là si potranno ritrovare alcune ispirazioni tanto amate dagli appassionati. Qualche accenno, però, soltanto, per restituire affettuosi repêchages di accordi, suoni e versi.

Ecco: in Snob le intime passioni dell’autore sono espresse molto più di quanto sia stato fatto fin ora. Lo accompagniamo per la sua strada, brano dopo brano, affascinati dalla scoperta e ci immergiamo là dove le creature umane sono viste con vera e propria pietas. Il musicista guarda alla vita con la solita elegante ironia, certo, gioca con musiche e versi immaginifici, compone ballate, languide melodie di sassofoni e pianoforti, lontani ricordi e nuovi suoni, coraggiosi andanti che sanno di classica, ma inseriti e saldati a quei ritmi che sa comporre da sempre.

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22 maggio 2019

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