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Smontò le accuse a Pacelli  prima che nascessero

· Vite parallele nella bufera della guerra ·

Ignobili pregiudizi costruiti sulla sabbia

Gli studi finora compiuti sul porporato friulano hanno dimostrato che egli ha profondamente inciso nella Chiesa universale. Ricordo qui soltanto alcune delle sue strategie: egli tracciò un ponte spirituale tra l'Occidente e l'Oriente quando fu primo Delegato apostolico in Cina; da segretario di Propaganda Fide, impresse indirizzi fortemente innovativi all'attività missionaria: grazie alla sua opera vennero consacrati da Papa Pio XI nella basilica di San Pietro in Vaticano i primi sei vescovi cinesi (28 ottobre 1926), compiendo così il passo essenziale verso il coronamento della sua opera missionaria in Cina. A partire dal 1939 ebbe l'ardire di proporre — unico tra i prelati della Curia Romana — la convocazione di un concilio ecumenico per la riforma della Chiesa; infine si impegnò con lungimiranza per la creazione di un'Europa unita, nella comunità solidale di tutte le nazioni. Ma Celso Costantini non manca di stupirci ancora, dopo la sua morte, con il suo Diario, scritto quando era segretario del Dicastero da me presieduto. Alla lettura del testo, ora venuto alla luce, impressiona enormemente il ruolo da lui esercitato durante il secondo conflitto mondiale. Egli seppe intrattenere intense relazioni con uomini di governo, con esponenti politici, con presuli di tutto il mondo, con intellettuali e artisti, ma anche con gente umile, soprattutto con quella travolta nella miseria o nella disperazione. Per questi ultimi, ebrei compresi, monsignor Celso diventò un punto di riferimento talvolta essenziale nel soccorso, come lo fu a salvaguardia della vita del grande statista italiano Alcide De Gasperi, contro la minaccia della sua deportazione nei lager nazisti.

Il Diario steso da Costantini nel periodo più drammatico della storia contemporanea, cioè dal 1938 al 1947, è rimasto finora inedito per comprensibili motivi. Di quegli anni non è ancora possibile consultare i documenti conservati all'Archivio Segreto Vaticano e in molti altri siti. Pertanto l'impresa editoriale compiuta da monsignor Bruno Fabio Pighin si rivela una fonte preziosa sia per la storia d'Italia che per quella della Chiesa. Essa permette, inoltre, di colmare un vuoto consistente nella biografia del porporato, che ora splende più di prima tra i personaggi eminenti del secolo scorso.

Incoraggio la produzione di altre pubblicazioni connesse alla figura del porporato friulano, quale potrà essere il suo corposo epistolario, nella certezza che la neonata Fondazione a lui intitolata saprà sostenere iniziative di grande spessore culturale e spirituale.

Vorrei qui fare una sottolineatura, suggerita dalla copertina del libro che riproduce due personaggi in un intenso colloquio tra loro: Pio XII e il cardinale Celso Costantini.

Essi nacquero nello stesso anno; furono ordinati sacerdoti nello stesso anno; ambedue furono a servizio della diplomazia della Santa Sede; vissero fianco a fianco nella Curia Romana, e collaborarono strettamente, in perfetta sintonia e sinergia; Costantini fu creato cardinale da Pio XII; i due morirono nello stesso anno e nello stesso mese. Tutto ciò può sembrare una semplice coincidenza, ma credo che si tratti invece di un disegno della Provvidenza, soprattutto alla lettura del presente Diario, che li vede strenuamente impegnati per la pace, per l'aiuto ai disastrati di qualsiasi fede o etnia, per la costruzione di un mondo nuovo sulle macerie provocate dalla seconda guerra mondiale.

Quest'opera, scritta una settantina d'anni fa, in tempi non sospetti — prima cioè che venissero mosse infamanti e infondate accuse a Papa Pacelli — contribuisce a distruggere un impianto costruito con la sabbia, sulla base di ignobili pregiudizi contro Pio XII. Fa emergere la sua nobile figura, resa ancor più grande dall'immane tragedia che seppe fronteggiare, come vero pastore di un'umanità smarrita e profondamente offesa.

Il tentativo di gettare fango sulla figura del Papa si ripete nella storia, ma l'operazione «verità» alla lunga prevale sulle macchinazioni costruite ad arte. Per questo credo che il valore di questo Diario trascenda i suoi pregi intrinseci, già notevoli. Esso si colloca tra gli scritti con i quali pare inevitabile confrontarsi in tema di dialogo tra la Chiesa e il mondo contemporaneo.

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10 dicembre 2019

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