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Per smilitarizzare
il cuore dell'uomo

· ​L'innocenza del bambino e la spoglia testimonianza di san Francesco d'Assisi ·

Nel corso della sua visita apostolica ad Abu Dhabi, proprio mentre cade l’ottavo centenario dell’incontro tra san Francesco di Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil, colpisce come Papa Francesco si sia più volte soffermato sulla figura del bambino. Nel discorso al Founder’s Memorial, ad esempio, egli dedica certa attenzione alla scelta del tema «La dignità del bambino nell’era digitale», operata dal Forum dell’Alleanza interreligiosa, cui riserva i suoi complimenti. Ricorda, inoltre, come un anno prima lui stesso avesse incoraggiato il congresso internazionale, svoltosi a Roma sul medesimo argomento. Sempre durante il discorso al Founder’s Memorial, non rinuncia a dedicare ancora qualche cenno al bambino, quando riflette sul problema dell’indifferenza, che «non guarda al domani; non bada al futuro del creato, non ha cura della dignità del forestiero e dell’avvenire dei bambini». Torna poi a parlare del bambino durante il viaggio di ritorno, mentre rinnova le sue congratulazioni al Forum dell’Allenza interreligiosa: «Sono stato colpito dall’incontro interreligioso: un fatto culturale forte; e inoltre — l’ho menzionato nel discorso — da quello che hanno fatto qui l’anno scorso sulla protezione dei bambini nei media, in internet. Perché davvero la pedopornografia oggi è un’industria, che dà tanti soldi e approfitta dei bambini. Questo Paese se n’è accorto e ha fatto cose positive». 

In realtà non stupisce affatto questa insistenza sulla figura del bambino, se si presta attenzione alla centralità riservata al Dio creatore e Padre di tutti, nella sua proposta di alleanza tra le religioni, per la difesa della fraternità della famiglia umana: «Egli, che è il Creatore di tutto e di tutti, vuole che viviamo da fratelli e sorelle, abitando la casa comune del creato che Egli ci ha donato». Non più unite solamente come religioni del libro, né legate solo dal comune ricordo del padre Abramo, ma unite dalla fede nel Dio Creatore e Padre, come famiglia di fratelli, accomunati nell’unica e medesima carne, dell’unica e medesima umanità. Non può stupire, allora, il ricorrente sguardo di tenerezza di Papa Francesco verso il bambino e l’ammirazione per un popolo che pone il bambino al centro della propria attenzione. Il bambino rappresenta, infatti, la dimensione umana più universale: emblema di semplicità non ancora ambigua, di innocenza non ancora maliziosa: inerme, non ancora armato, tenero, non ancora irrigidito, infinitamente piccolo, come il Francesco D’Assisi di Chistian Bobin. L’angelo, il cane e soprattutto il bambino, sono per l’autore del più significativo Le très bas, gli emblemi della sua personalità: la genuinità dell’infanzia, che sboccia nel gioco con il cagnolino e che si oppone a una “adultità” troppo impastoiata di sospetti, pregiudizi, troppo anchilosata nell’interesse per aprirsi fiduciosa alla vulnerabilità dell’amore; uno spirito di infanzia che è abbandono confidente nelle braccia del Padre, che lo stesso Papa Francesco indica come punto di partenza per una fraternità umana, che compone “i differenti” nell’unica armonia, avendo la medesima unità sinfonica per missione: «Insieme, fratelli, nell’unica famiglia umana voluta da Dio, impegniamoci contro la logica della potenza armata, contro la monetizzazione delle relazioni, l’armamento dei confini, l’innalzamento di muri, l’imbavagliamento dei poveri; a tutto questo opponiamo la forza dolce della preghiera e l’impegno quotidiano del dialogo».
È l’Altissimo, Onnipotente buon Signore, il Sommo Bene, tutto il Bene, ogni Bene cantato da Francesco d’Assisi, il centro del Credo, che convoca tutti nell’armonica unità della pace, che trova concretezza nella giustizia, nella difesa dei più piccoli, i poveri come i bambini: «Le religioni siano voce degli ultimi, che non sono statistiche ma fratelli». A Francesco bambino, dopo che nel 1882, nella stessa Chiesa cattolica, eccezionalmente, se ne era celebrata la nascita, anche il grande biografo protestante dell’assisiate dedica pagine affascinanti. Paul Sabatier è il primo ad aver fatto di Francesco un bambino come tutti gli altri, il bambino universale, atemporale, la cui umanità deborda dagli argini dell’agiografia confessionale. Successivamente, è attorno all’umanità universale di Francesco, che si struttura le sua inclusività. Altri numerosi biografi, narratori e poeti, mentre forniscono di Francesco una loro personale interpretazione, ne lasciano però intatto il nucleo centrale, quasi imperituro e sempre attuale, quell’eccesso di umanità, costituito da ilarità, innocenza angelica e giocosità, paradossalità, che garantisce la plasticità e l’atemporalità del personaggio. Non è forse il Francesco paradossale, spoglio di armature, nudo, che si fa incontro ad al Malik al Kamil: «Intrepido e munito solo dello scudo della fede, entra nell’accampamento del Sultano d’Egitto». Gesto profondamente umano, fraterno e quasi eucaristico, quello della richiesta di condividere il cibo con al Malik, notato dal cronista Ernaul: «Sarebbe bastato che desse loro qualcosa da mangiare, e poi se ne sarebbero andati». Un Francesco fratello e compagno di viaggio è anche quello incontrato dallo scrittore François Cheng, che ad Assisi, profugo, supera lo spaesamento in un Occidente estraneo e sceglie di assumere il nome del santo che dialoga con il lupo. Nel Francesco semplicemente uomo, di una santità laica, creaturale, non priva delle emozioni e dei sentimenti, specchio di una teologia dell’incarnazione, cui la croce aggiunge solo la conferma di un impegno nel perdersi dentro l’umanità; in questo Francesco si riconosce cristiano anche Pasolini del Vangelo secondo Matteo, così come Simon Weil, che ad Assisi vive un’estasi, tale che conferma la qualità mistica del francescanesimo aconfessionale. Sì, Francesco è l’uomo, come osserva l’estroso Alberto Savinio: «Quale spettacolo più commovente che un santo che si comporta da uomo?». E nella voce Europa scritta per Nuova enciclopedia, egli scrive: «Il Cristianesimo è un fatto umano, soltanto umano. Il più umano dei sentimenti […] Il progresso di questo sentimento cristiano della vita ci porterà alla comunione con tutte le creature». A tutti i fratelli della famiglia umana si rivolge anche Papa Francesco, quando propone la lotta comune contro i nemici dell’integrità umana dei fratelli, creati dall’unico Padre, laddove indica: il «nemico della fratellanza che è l’individualismo»; quello della «indifferenza», che non guarda al domani, non bada al futuro del creato; i nemici dei giovani circondati da messaggi negativi e fake news; le seduzioni del materialismo, dell’odio e dei pregiudizi; l’avidità del profitto, che rende il cuore inerte; le leggi dell’attuale mercato, che esigendo tutto e subito, non aiutano l’incontro, il dialogo, la famiglia. La preghiera reciproca, poi, è considerata dal Papa la più alta attestazione della dignità fraterna: «E pregate gli uni per gli altri: siamo fratelli!». Perciò lo stesso al Malik non lascia partire Francesco d’Assisi senza avergli chiesto di pregare per lui: «Prega per me, perché Dio si degni di mostrarmi quale legge e fede gli è più gradita». La fraternità è, dunque, quel plus valore, che la fede nel Dio Creatore e Padre lascia in eredità al semplice bambino: «Al conosci te stesso dobbiamo affiancare conosci il fratello: la sua storia, la sua cultura e la sua fede, perché non c’è conoscenza vera di sé senza l’altro». Francesco stesso, come ricorda il Papa che porta il suo nome, raccomanda ai «frati poi che vanno fra gli infedeli […] che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio, e confessino d’essere cristiani». Sì, Papa Francesco, quasi emulando il santo che incontra al Malik, lo confessa apertamente: «Per me c’è un solo pericolo grande in questo momento: la distruzione, la guerra, l’odio fra noi. E se noi credenti non siamo capaci di darci la mano, abbracciarci, baciarci e anche pregare, la nostra fede sarà sconfitta». Il solo imperativo fraterno e profondamente umano è: smilitarizzare il cuore dell’uomo.

di Giuseppe Buffon

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19 gennaio 2020

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