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Smarrimenti, restauri
e clamore mediatico

· Dopo il caso degli angeli della Roldana ritrovati a Cadice ·

«Di quando in quando la conservazione del patrimonio storico artistico della Chiesa fa la sua comparsa sui media, come nel caso dello smarrimento delle sculture di Luisa Roldán a Cadice, o dell’errato restauro della statua di San Jorge de Estella» scrive Juan Carlos Rodríguez su «Vida Nueva».

Si tratta di episodi dolorosi che non devono far però perdere di vista un contesto che, nella maggior parte dei casi, è molto positivo. La realtà è molto diversa da quello che emerge dall’immagine fornita e amplificata dai social network, ci tiene a precisare José Ángel Rivera de las Heras, direttore del museo della cattedrale di Zamora.

«In questi ultimi anni — continua Rivera de las Heras — da parte della Chiesa lo sforzo per inventariare, restaurare e curare mostre e allestimenti è stato enorme. Nessuno può dire che non abbiamo cura del nostro patrimonio, che non lo proteggiamo, che non lo custodiamo, che non interveniamo per conservarlo al meglio».

La notizia che gli angeli spariti e ritrovati della Roldana — la celebre scultrice sivigliana vissuta nella seconda metà del xvii secolo — sono di proprietà ecclesiastica ha portato a una vis polemica di solito assente quando si parla di opere di altri proprietari. In molti casi, è diventato un pretesto per dire che la Chiesa non ha cura del suo patrimonio, chiosa Francisco Martínez Rojas, decano della cattedrale di Jaén.

Lo stato reale della conservazione del patrimonio storico artistico in Spagna è molto diverso dalle immagini che recentemente hanno fatto il giro del mondo sui social network.

«Senza nessun trionfalismo — continua Martínez Rojas — ma anche senza nessun complesso di inferiorità, in linea generale possiamo affermare che la condizione del patrimonio culturale della Chiesa è buona. Indubbiamente potrebbe essere migliore, però, date le risorse di cui disponiamo, i risultati conseguiti sono molto positivi».

Quello che davvero è utile e urgente, in ogni diocesi, continua Martínez Rojas «è realizzare un inventario completo, esauriente, tanto dei bene immobili come di quelli mobili, e recuperare anche quel patrimonio che passa più inosservato, il patrimonio immateriale, per esempio, che ha un valore grandissimo anche se è poco appariscente. Ed è importantissimo salvarlo dall’oblio. Il patrimonio culturale della Chiesa ha grandissime potenzialità di evangelizzazione, di cui è necessario approfittare il più possibile. E in questo cammino, secondo me, siamo solo all’inizio».

Quanto al “caso Roldana”, spiega María José Atencia, portavoce del capitolo metropolitano della cattedrale di Cadice, non è ancora chiaro cosa sia davvero successo alle quattro piccole sculture di angeli recentemente ritrovati; quel che è certo è che non erano finiti per errore nella spazzatura, come hanno scritto molti giornali dando la notizia del rinvenimento, qualche settimana fa.

Per quanto si tratti di un episodio negativo, può comunque essere un’occasione preziosa per tornare a parlare delle splendide opere della figlia dello scultore sivigliano Pedro Roldán, che fu nominata “scultrice di Camera” alla corte di re Carlo ii.

A Cadice Luisa Roldán rimase due anni; per la cattedrale di questa città, scolpì attorno al 1686 le statue lignee policrome di San Servando e San Germano, due delle sue opere più conosciute, insieme ai celebri gruppi di ceramica dipinta. mirabile sintesi di grazia e gusto per il pittoresco.

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18 settembre 2018

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