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Slitta l’accordo di pace

· Tra Governo colombiano e Farc ·

La guerriglia delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) e il Governo colombiano hanno desistito in maniera consensuale dal rispettare il termine fissato per la firma dell’accordo di pace entro il 23 marzo, lasciando aperta l’opzione a prorogare i negoziati in corso a Cuba dal 2012 per porre fine a più di cinquant’anni di conflitto armato.

Guerriglieri  delle Farc  sulle montagne colombiane (Afp)

Il termine di sei mesi per concludere i negoziati di pace era stato stabilito dal presidente Juan Manuel Santos e dal leader delle Farc, Timoleón Jiménez detto Timochenko, lo scorso 23 settembre nella capitale cubana. Il primo a prorogare il dialogo — sostenuto da Jiménez — è stato il presidente Santos, affermando che dopo tanti sforzi è preferibile stabilire un’altra data anziché firmare un «cattivo accordo». Prima ancora, a Cuba, Joaquín Gómez, membro della direzione e negoziatore delle Farc, aveva appoggiato la posizione del presidente, affermando che il Capo di Stato ha agito con obiettività. Non è stata ancora comunicata una nuova data, ma a detta delle Farc, l’accordo dovrebbe essere firmato entro l’anno, permettendo alla stessa di trasformarsi in partito politico e di partecipare alla prossima campagna elettorale. La scadenza del 23 aveva alimentato maggiori aspettative per la visita storica del presidente Barack Obama prevista tra il 20 e il 22 di questo mese. Difatti l'Amministrazione statunitense — che per anni ha finanziato la lotta contro le Farc — appoggia i negoziati.

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