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Situazione critica

· Parigi annuncia che circa 800.000 profughi sono sulle coste libiche pronti a partire per l’Europa ·

Nuove proteste a Idomeni e molte organizzazioni umanitarie sospendono le attività

Sono «centinaia di migliaia», forse addirittura 800.000, i migranti in attesa sulle coste libiche e che cercheranno la prossima estate di arrivare in Europa. A lanciare il nuovo allarme è il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, che in un’intervista ha fatto un bilancio dell’emergenza immigrazione nel vecchio continente. 

Migranti in attesa di entrare nel campo di accoglienza a Moria in Grecia (Afp)

Una situazione sempre più critica, nella quale al dramma dei profughi si aggiunge l’irrigidimento di molti Paesi Ue intenzionati a rafforzare i controlli e a chiudere le frontiere. Dopo il blocco della rotta dei Balcani deciso da Austria, Croazia, Slovenia, Serbia, Ungheria, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, e l’accordo tra Bruxelles e Ankara — intesa che ha suscitato numerose perplessità e proteste — è stata ieri la volta di Varsavia. Il Governo polacco ha infatti annunciato che non accoglierà più migranti. Un irrigidimento dovuto — hanno spiegato fonti dell’Esecutivo — agli attentati di Bruxelles. «Non è possibile proprio oggi dire che siamo d’accordo nell’accettare i migranti» ha dichiarato il primo ministro polacco, Beata Szydło.

Questo mentre l’emergenza in Grecia rischia di trasformarsi in crisi umanitaria. L’agenzia Ue Frontex ha reso noto ieri che finora solo meno di un terzo del personale promesso dagli Stati Ue è arrivato: dei 1.500 agenti e dei 50 esperti di ricollocazione ne sono giunti rispettivamente soltanto 396 e 47 per sostenere sul campo le autorità elleniche. E sono di ieri le ultime proteste di migranti nel campo greco di Idomeni, a poca distanza dal confine con la ex Repubblica jugoslava di Macedonia.

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