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In Siria
si continua a soffrire

· Denuncia del Jesuit Refugee Service ·

Damasco, 17. Sono passati sei anni dall’inizio della guerra in Siria e il paese continua a soffrire, contrariamente a quanto sembrano indicare le impressioni superficiali sollecitate da alcune notizie molto enfatizzate dai circuiti mediatici internazionali. 

È questo il messaggio chiave che il Jesuit Refugee Service (Jrs) ha voluto far circolare tramite la diffusione di un dossier che contiene anche molti dati relativi alla situazione sul campo, raccolti in presa diretta. «Nel pomeriggio di martedì 14 marzo — si legge nel report curato da padre Cedric Prakash — una bomba nella città di Homs ha causato un morto e ferito diverse persone, Il 12 marzo, un doppio attentato vicino a un popolare santuario sciita a Damasco ha ucciso oltre cinquanta persone, e molte altre sono rimaste ferite. Da dicembre, le zone orientali di Aleppo sono state evacuate, ma i bombardamenti continuano»
«Oggi — riferisce Fides — si stima che 13,5 milioni di siriani abbiano bisogno di assistenza umanitaria, e i bambini rappresentano la metà di quella cifra. I bambini hanno perso la loro infanzia: quasi tre milioni di piccoli sotto i cinque anni sono cresciuti non conoscendo altra realtà oltre quella della guerra. Più di 6,3 milioni di persone sono sfollate all’interno della Siria. Circa 4,9 milioni di persone (in maggioranza donne e bambini) sono fuggiti nei paesi vicini del Medio oriente, tra cui Libano, Turchia, Giordania, Egitto e Iraq».

A Damasco e a Homs, il Jesuit Refugee Service gestisce in particolare centri di formazione, programmi di protezione rivolti ai bambini, e si appresta a lanciare una nuova iniziativa focalizzata sulla raccolta di racconti relativi a esperienze significative di resilienza vissute dai siriani in situazioni estreme di conflitto.

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23 maggio 2019

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