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l’esodo dalla Siria

Circa 920.000 civili siriani hanno dovuto abbandonare — tra gennaio e aprile — le aree dove risiedevano a causa dei combattimenti. È salito così a 6,2 milioni il numero di sfollati interni per il conflitto, al quale si aggiungono 5,6 milioni di rifugiati nei paesi vicini. È quanto ha denunciato l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, sottolineando che si tratta del più grande spostamento di persone in un quadrimestre dall’inizio della guerra civile nel 2011.

Vittime dei raid aerei  soccorsi da civili   nella provincia di Idlib (Afp)

Il responsabile per le operazioni umanitarie dell’Onu nella regione, Panos Moumtzis, ha detto che l’alto numero di sfollati dall’inizio dell’anno è dovuto soprattutto ai combattimenti nell’area del Ghuta orientale, vicino a Damasco, e a quelli nella provincia nord-occidentale di Idlib, ancora fuori dal controllo governativo. In questa provincia si stima vivano circa 2,3 milioni di persone, il 60 per cento delle quali sono civili sfollati da altre aree della Siria.

Proprio a Idlib, decine di civili sono stati uccisi in raid aerei negli ultimi giorni. E per queste azioni il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ieri ha chiesto «un’inchiesta per stabilire le responsabilità». Nella notte tra il 7 e l’8 giugno è stato colpito il villaggio di Zardana, con un bilancio di decine di morti, bambini compresi. Guterres — si legge in una nota del portavoce Stéphane Dujarric — esprime «profonda preoccupazione» e chiede un’inchiesta in particolare per capire davvero cosa sia accaduto: si parla di un secondo deliberato attacco per colpire i soccorritori intervenuti dopo il primo raid aereo. Intanto, la televisione di stato riferisce di diciotto rifugiati iracheni uccisi in seguito a un attacco aereo sferrato dalla coalizione militare internazionale guidata dagli Stati Uniti contro una scuola nella Siria orientale.

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14 novembre 2018

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