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In Siria la situazione
resta drammatica

· Secondo il nunzio Zenari ·

 Rimini, 29. «C’è qualche segno di speranza però ancora la soluzione è molto difficile. Dall’inizio di questo anno sono rientrati nelle loro case e villaggi circa seicentomila persone che erano nei paesi limitrofi ma nello stesso periodo ci sono stati ottocentomila nuovi sfollati. Le cifre sono purtroppo ancora molto tristi». È quanto ha affermato il nunzio apostolico in Siria, il cardinale Mario Zenari, in un’intervista rilasciata a Tg2000 a margine del suo intervento al meeting di Rimini.

Il porporato ha spiegato l’iniziativa “ospedali aperti” per i più bisognosi: «Mi è venuto l’input nell’anno della Misericordia di visitare gli ammalati. Ho visto il disastro in Siria con oltre metà degli ospedali e cliniche di prima urgenza messe fuori uso dai combattimenti e ho visto che i nostri tre ospedali cattolici non lavoravano a pieno ritmo perché strozzati dai costi enormi. La gente non ha più lavoro e quindi neanche l’assistenza mutualistica per le cure mediche. Mi piangeva il cuore vedere la chiusura di alcuni reparti. Se prima in questi ospedali lavorava il cento per cento del personale oggi dovrebbe esserci il 120-130 per cento. Da qui è venuta l’idea degli ospedali cattolici aperti per i poveri, senza distinzione di religione ed etnia».

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