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In Siria la crisi
più grave del mondo

· ​Allarme dell’inviato speciale delle Nazioni unite De Mistura ·

«Con 7,6 milioni di sfollati, di cui uno in più solo nel 2015, la crisi dei rifugiati siriani è la maggiore al mondo oggi e potrebbe diventare il più grande caso della storia». È l’allarme lanciato ieri da Staffan de Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, che ha indicato in più di dodici milioni le persone in stato di bisogno, con l’80 per cento della popolazione attualmente in povertà.

La città di Aleppo devastata dalla guerra (Ap)

I siriani in fuga dalla guerra, ha aggiunto l’inviato del Palazzo di Vetro, «sono la classe media del Paese e partono perché dopo cinque anni di conflitto hanno perso la speranza». Per tentare di risolvere l’emergenza umanitaria, De Mistura ha auspicato l’impegno degli altri attori sullo scacchiere internazionale. Secondo l’inviato dell’Onu, la crisi può essere risolta solo ponendo fine alla guerra e in tal senso è fondamentale un dialogo fra i quattro Paesi che più influenzano tale situazione: Stati Uniti e Russia, ma, soprattutto, Iran e Arabia Saudita. De Mistura si è detto convito che se questi quattro Paesi lavorassero di comune accordo il sanguinoso conflitto potrebbe risolversi in un mese. E per fronteggiare l’emergenza, gli Stati Uniti si apprestano ad accrescere il sostegno alle forze che combattono l’Is. Il Pentagono parla di un aumento del numero di uomini da addestrare in Turchia e in Giordania, per poi essere dispiegati in zone della Siria dove potranno avere un maggiore sostegno rispetto al passato. Previsto anche un aumento degli sforzi sul fronte della raccolta di informazioni sul terreno da parte dell’intelligence. E da Londra, il ministro della Difesa, Michael Fallon, ha fatto sapere che il Regno Unito è pronto a lanciare attacchi con droni qualora ci fosse una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Sul terreno, intanto, una battaglia è scoppiata nella regione siriana di Palmira tra l’Is e l’esercito di Damasco. Ma questa volta si combatte non per il controllo della città che ospita uno dei più importanti siti archeologici del mondo, già conquistata nel maggio scorso dai jihadisti, ma per l’ultimo dei maggiori pozzi petroliferi ancora nelle mani dei lealisti, quello di Jazal.

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