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In Siria bambini uccisi
anche a scuola
e negli ospedali

· Trentotto morti in un mese nella zona fra Hama e Idlib dove infuriano i combattimenti ·

I bombardamenti nel nord ovest della Siria continuano a non risparmiare i bambini. Lo denuncia l’organizzazione internazionale Save the Children che, in un comunicato diramato ieri, menziona la morte di almeno 38 piccoli e il ferimento di altri 46 soltanto dall’inizio del mese scorso.

L’amaro bilancio sottolinea come la furia delle violenze non si curi di alcun luogo: nove bambini sono stati uccisi mentre erano a scuola, undici nelle loro case, sette al mercato. Come se non bastasse, neanche chi è più vulnerabile è risparmiato: nei dati diffusi dall’organizzazione, infatti, due bambini si trovavano in un campo per sfollati e uno era in ospedale. Altri dodici minori hanno perso la vita in una ventina di giorni, da quando la violenta escalation degli scontri ha costretto alla fuga 180.000 persone, tra cui 80.000 minori. «Migliaia di famiglie sono fuggite dalla zona nord di Hama verso città a ridosso del confine con la Turchia, ma hanno dovuto cercare rifugio nelle campagne e lungo le strade perché i campi profughi, in cui la popolazione è quadruplicata, sono ormai sovraffollati» specifica l’ong. Le Nazioni Unite riferiscono che i bombardamenti nell’area nord occidentale del paese hanno danneggiato 18 strutture sanitarie deputate all’assistenza di circa 200.000 persone: in un raid aereo su un ospedale, quattro operatori che prestavano servizio hanno perso la vita. Di conseguenza, diverse strutture sanitarie hanno sospeso le loro attività e le poche ancora operative denunciano un esubero di pazienti.

Domenica scorsa, quattro bambini e la loro catechista sono invece morti a causa di un razzo sparato dai ribelli su un villaggio cristiano.

A causa delle violenze, la metà delle scuole di Hama ha chiuso, impedendo a 250.000 studenti di accedere a un’adeguata istruzione, come invece sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art.26). Sonia Khush, direttrice di Save the Children per la Siria, ha dichiarato che «gli attacchi sui civili sono illegali, e le parti in conflitto hanno l'obbligo di evitarli». Khush ricorda inoltre come, in otto anni di conflitto, non s’è mai arrestato l’esodo di migliaia di sfollati, tra cui intere famiglie, verso il nord del paese e questo espone maggiormente i civili agli scontri: «Chiediamo a tutte le parti in conflitto di rispettare il diritto umanitario internazionale e la normativa a tutela dei diritti umani» ha detto Khush.

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