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S’insedia la costituente di Maduro

· Soppiantando il parlamento eletto ·

L’opposizione venezuelana ha indetto per domani una marcia contro l’Assemblea costituente voluta dal presidente Nicolás Maduro che sta per insediarsi esautorando di fatto il parlamento. Inizialmente la protesta era prevista per oggi ma è stata rimandata perché coincida con l’inaugurazione dei lavori del nuovo organismo emerso da elezioni contestate e la cui legittimità viene messa in dubbio anche da una parte della comunità internazionale. Il vicepresidente del parlamento, Freddy Guevara, ha chiamato i cittadini a difendere pacificamente il palazzo che la nuova assemblea costituente eletta domenica dovrebbe occupare. «La solidarietà con la nostra crisi sta crescendo», ha dichiarato, rendendo noto che hanno visitato l’Assemblea, in segno appunto di solidarietà, gli ambasciatori di Francia, Spagna, Gran Bretagna e Messico.

Studenti dell’opposizione durante una manifestazione a Caracas (Reuters)

La mobilitazione intende inoltre condannare l’incarcerazione dei due più rappresentativi leader dell’opposizione, Leopoldo López e l’ex sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, che martedì sono stati rinchiusi nella prigione di Ramo Verde, alle porte della capitale. Il Tribunale supremo di giustizia (Tsg) ha annunciato la revoca degli arresti domiciliari, che erano stati concessi a López e Ledezma per motivi di salute, sostenendo che i due avrebbero violato i termini stabiliti per la loro scarcerazione diffondendo dichiarazioni politiche su internet.

La reazione internazionale non si è fatta attendere. L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhcr), Zeid bin Ra’ad Al Hussein, ha chiesto la liberazione immediata dei due dirigenti. Sulla questione è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha detto di ritenere Maduro «personalmente responsabile» dello stato di salute e di sicurezza dei due leader dell’opposizione, considerati dalla Casa Bianca «prigionieri politici arrestati illegalmente dal regime».

La situazione è tesa e molti dirigenti contrari a Maduro temono per la loro incolumità. Due magistrati del Tsg nominati dal parlamento, dove l’opposizione detiene la maggioranza, si sono rifugiati nell’ambasciata cilena a Caracas e sono sotto la protezione delle autorità di Santiago. Lo ha reso noto il ministro degli esteri cileno, Heraldo Muñoz, scrivendo su Twitter che i «due nuovi ospiti» se ne faranno richiesta otterranno l’asilo politico. Lo scorso 29 luglio un altro magistrato dell’alta corte si era rifugiato nell’ambasciata. I tre giudici fanno parte di un gruppo di 33 scelti dal parlamento in sostituzione dei membri del Tsg designati dalla precedente maggioranza chavista. Tre di questi magistrati sono già stati arrestati dal servizio di intelligence (Sebin), uno è fuggito all’estero, altri sono passati alla clandestinità. Il segretario generale dell’Onu António Guterres ha sollecitato le parti coinvolte nella crisi a perseguire una soluzione politica, considerata l’unica strada possibile, e ha ribadito il suo pieno sostegno agli sforzi dei mediatori.

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