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Sindaci e povertà

· Il cristiano e la città ·

«Bisogna vincere la battaglia contro la fame e la povertà». È con queste parole che circa un anno fa, era il 14 febbraio 2019, Papa Francesco interveniva, a Roma, alla cerimonia inaugurale della quarantaduesima sessione del Consiglio dei Governatori dell’Ifad, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, una delle tre agenzie dell’Onu, insieme con la Fao e con il Programma alimentare mondiale, impegnate nell’accesso alla produzione e al consumo di cibo.

Un murale dell’artista messicano Lelo a Belleville (2019)

La lotta alla povertà, che nella forma più estrema porta alla fame, è la sfida che leader politici e organizzazioni internazionali devono fronteggiare in un’epoca in cui, sottolineavano le Nazioni Unite lo scorso luglio, «nuovi dati mettono in discussione le nozioni tradizionali di ricco e povero». La povertà, è il messaggio lanciato in occasione della presentazione del 2019 Global Multidimensional Poverty Index (Mpi), è un concetto obsoleto, poiché i poveri sono nelle metropoli delle economie più grandi del mondo così come nei villaggi del cosiddetto terzo mondo.

Ed è in questo contesto di nuova consapevolezza che la City Mayors Foundation, organizzazione con sede a Londra che monitora l’operato dei sindaci a livello globale, ha deciso di dedicarvi il suo premio. Il World Mayor Prize, il riconoscimento al miglior sindaco del mondo, sarà assegnato al primo cittadino che, nella sua attività sul territorio, ha meglio operato nella lotta alla povertà, facendone una delle priorità della sua azione politica a servizio della propria comunità. «Non esiste una soluzione universale per affrontare la povertà. Privazione, abbandono e disuguaglianza assumono molte forme» si legge sul sito della fondazione, che sottolinea come il lavoro dei governi nazionali non sia sufficiente poiché è necessario il ruolo cruciale delle leadership cittadine, grazie al loro maggior contatto con la popolazione. Le città, grandi o piccole non fa differenza, diventano quindi laboratorio privilegiato per la lotta alla povertà. Una decisione che rispecchia l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite: dei 17 obiettivi, che hanno validità mondiale quindi non soltanto per i paesi in via di sviluppo, il primo è sconfiggere la povertà.

Per il 2020 World Mayor Prize verranno accolte le candidature di quei sindaci che, tra l’altro, “avranno dimostrato di considerare tutti i residenti locali, compresi i poveri e i vulnerabili, come membri preziosi delle loro comunità”. Una posizione che rimanda alle parole pronunciate da papa Francesco lo scorso 17 novembre, in occasione della terza Giornata Mondiale dei Poveri. «I poveri — ha dichiarato il Santo Padre — sono preziosi agli occhi di Dio perché non parlano la lingua dell’io. Non si sostengono da soli, con le proprie forze, hanno bisogno di chi li prenda per mano». Non importa da quale continente proviene, a quale partito appartiene o le dimensioni della città che guida, il criterio di selezione dei sindaci, che possono essere proposti attraverso il sito www.worldmayor.com, sarà l’azione messa in atto per fermare la povertà e dare sostegno alle fasce più bisognose.

È un messaggio politico e sociale molto forte, quello lanciato dalla City Mayors Foundation e che pone l’attenzione sulla povertà delle città, anche di quelle dei paesi ricchi, tema ancora troppo poco affrontato nelle giuste dimensioni: le metropoli possono offrire innumerevoli occasioni, ma le loro luci lasciano nell’oscurità migliaia di poveri.

Giunto alla decima edizione, il World Mayor Prize è considerato il più prestigioso riconoscimento per le amministrazioni che governano i centri urbani. Assegnato per la prima volta nel 2004, con la sola eccezione delle premiazioni 2005 e 2006, viene sempre assegnato con cadenza bi-annuale. Da quattro anni si è scelto di affrontare un tema specifico. Nel 2016, in seguito all’ondata migratoria da Siria e Iraq che ha coinvolto l’Europa nell’estate del 2015, il criterio di selezione era legato al lavoro dei sindaci sul fronte dell’accoglienza e dell’integrazione dei cittadini stranieri all’interno delle loro comunità: a essere premiato è stato Bart Somers, primo cittadino di Mechelen, località fiamminga del Belgio la cui popolazione proviene da 128 paesi diversi. Dietro di lui: Wolfgang G. Müller (Lahr, Germania) e Georgios Kaminis (Atene, Grecia).

L’ultima edizione, nel 2018, ha posto l’accento sulle donne impegnate nel ruolo di sindaco, decisione presa in sostegno al movimento del #metoo, contro le molestie sessuali e la violenza di genere, scoppiato a livello mondiale nell’ottobre 2017. In questo caso sono state accettate soltanto candidature femminili, che hanno visto affermarsi Valeria Mancinelli (Ancona, Italia), Ros Jones (Doncaster, Regno Unito) e Nathalie Appéré (Rennes, Francia).

Per il premio di quest’anno, che come sempre proporrà sindaci da tutti i continenti, c’è grande attenzione sulle candidature che verranno selezionate per la long list: i sindaci scelti saranno votati on-line e andranno a comporre la short list, generalmente composta da dieci nomi e che verrà annunciata in estate. In questa rosa ci sarà colei o colui che, con il suo lavoro, ha meglio combattuto la povertà.

di Simona Verrazzo

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23 febbraio 2020

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