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S’inasprisce
lo scontro politico

· ​Il Governo venezuelano minaccia di sciogliere il Parlamento ·

È uno scontro senza esclusioni di colpi quello che segna la scena politica venezuelana. La coalizione delle forze di opposizione, Mesa de la Unidad Democrática (Mud), tira dritto sulla strada del referendum sulla destituzione del presidente Maduro e chiede di aprire la seconda fase della procedura di convocazione. Il Governo non ci sta e parte al contrattacco, valutando la possibilità di chiedere alla Corte suprema lo scioglimento immediato del Parlamento, controllato dall’opposizione, come ha reso noto ieri il portavoce Didalco Bolívar. L’accusa è che l’Assemblea avrebbe compiuto «troppe ingerenze in politica estera». Tutto mentre l’economia è in ginocchio e la gente fatica a trovare generi alimentari ed elementari mezzi di sussistenza. Accelerare sul referendum: questo il monito dell’opposizione. I rappresentanti del Mud hanno confermato che diversi portavoce del Governo e funzionari delle Consiglio nazionale elettorale (Cne) hanno riconosciuto valida la prima fase del processo per la convocazione del voto. Oltre 400.000 firme sono state ammesse: quanto basta sulla carta a far scattare la fase successiva. Per il Mud, quindi, non c’è motivo di attendere la scadenza stabilita dalla legge, che consiste in venti giorni lavorativi, prima di procedere. L’opposizione accusa il Cne di ritardare e ostacolare deliberatamente l’iter del referendum per evitare che il voto possa avvenire entro la fine del 2016. Infatti, se la votazione avvenisse nel 2017, in caso di vittoria del “sì” solo il mandato del presidente Maduro sarebbe revocato, mentre il suo Governo continuerebbe a restare in carica fino al 2018, senza le elezioni anticipate. Sarebbe dunque una vittoria a metà. Dall’altra parte, il Governo non accetta compromessi e, come detto, Maduro sarebbe pronto a chiedere alla Corte suprema lo scioglimento del Parlamento. Sul tema è intervenuto ieri il cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, che in una intervista televisiva si è espresso in questi termini: «È una cosa disperata, sarebbe un colpo di Stato contro la volontà popolare espressa lo scorso 6 dicembre». 

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20 settembre 2019

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