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Silenzio complice

· Al termine della Via crucis al Colosseo il Papa prega per i cristiani perseguitati sotto gli occhi indifferenti del mondo e ricorda che la croce è via alla risurrezione e strada verso la Pasqua ·

Venerdì Santo di preghiera per i cristiani perseguitati nel mondo. Prima nella basilica vaticana, dove nel pomeriggio il Papa ha presieduto la celebrazione della Passione del Signore, e poi nel suggestivo scenario del Colosseo, dove in serata si è svolta la tradizionale Via crucis, è risuonata l’invocazione per tutti i credenti vittime della violenza in varie parti del mondo.

«In te, divino amore, vediamo ancora oggi i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede in te, sotto i nostri occhi o spesso con il nostro silenzio complice», ha scandito con voce severa Francesco dalla terrazza del colle Palatino, in uno dei passaggi più significativi della preghiera pronunciata al termine del rito. Un’invocazione — ripresa anche in una delle meditazioni proposte quest’anno dal vescovo Renato Corti — che si è fatta denuncia dei «nostri quotidiani tradimenti» e delle «nostre consuete infedeltà»; della «brutalità dei nostri peccati», della «crudeltà del nostro cuore e delle nostre azioni». Una preghiera che al tempo stesso si è fatta richiesta di aiuto per «tutti gli abbandonati dai familiari, dalla società, dall’attenzione e dalla solidarietà», e per i «nostri fratelli abbandonati lungo le strade, sfigurati dalla nostra negligenza e dalla nostra indifferenza».

Ma in tutte le croci che rappresentano le immani sofferenze dell’umanità, il Pontefice ha indicato una «via alla risurrezione». Perché — ha spiegato — «il venerdì santo è strada verso la Pasqua della luce». Da qui l’invito a «trasformare la nostra conversione fatta di parole, in conversione di vita e di opere». Infatti, ha commentato, «il peso della croce ci libera da tutti i nostri fardelli», dalla «nostra ribellione e disobbedienza».

Ecco allora il messaggio di speranza racchiuso nella Pasqua, che consente al credente di invocare Gesù crocifisso, affinché rafforzi «in noi la fede che non crolli di fronte alle tentazioni», ravvivi «in noi la speranza, che non si smarrisca seguendo le seduzioni del mondo», custodisca «in noi la carità che non si lasci ingannare dalla corruzione e dalla mondanità».

La preghiera per le vittime delle «forme nuove e spaventose di crudeltà e di barbarie» che prendono di mira i credenti si era levata anche durante la celebrazione della Passione del Signore svoltasi nel pomeriggio in San Pietro. Davanti a Papa Francesco il predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, aveva ricordato la ferocia della strage avvenuta nel campus universitario in Kenya e aveva denunciato «la inquietante indifferenza delle istituzioni mondiali e dell’opinione pubblica» di fronte a un’escalation di atrocità che lascia «inorriditi» e chiama i cristiani a scelte coraggiose di riconciliazione e di perdono.

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23 aprile 2019

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