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Siglata un’intesa tra Myanmar e Bangladesh

· Per il rimpatrio dei rohingya fuggiti oltre confine ·

Entro i prossimi tre mesi, parte dei 620.000 rohingya fuggiti in Bangladesh potranno fare rientro nel Rakhine, lo stato del Myanmar dove vivono e dal quale sono scappati. I due paesi hanno infatti firmato ieri un memorandum d’intesa che prevede il rimpatrio di centinaia di migliaia di rifugiati della minoranza musulmana, fuggiti dall’offensiva dell’esercito del Myanmar.

L’accordo è stato firmato nella capitale del Myanmar, Naypyidaw, dal ministro per l’ufficio del consigliere di stato del Myanmar, U Kyaw Tint Swe, e dal ministro degli esteri bengalese, Mahmood Ali. Per Dacca, si tratta di un significativo «primo passo» per risolvere la crisi dei rohingya, mentre il Myanmar ha espresso la sua disponibilità a riaccogliere i profughi «il più presto possibile». Non sono stati resi noti i dettagli dell’intesa, che si basa su quella analoga siglata nel 1992, dopo una simile fuga di rohingya, anche se minore numericamente. Un gruppo di lavoro congiunto verrà comunque istituito nelle prossime tre settimane per passare alla prima fase pratica.

L’accordo, se implementato, renderà meno drammatica l’emergenza umanitaria che da fine agosto è divampata al confine tra i due paesi. In territorio bengalese sono stati approntati campi profughi improvvisati, con condizioni ormai al limite del collasso per una popolazione che, come emerso da numerose testimonianze, ha sopportato sofferenze atroci. Presto la situazione potrebbe migliorare, anche se le complicazioni non mancheranno. Lo scoglio principale è che i rohingya, per rientrare, dovranno presentare dei documenti che provino il loro diritto di residenza. Ma la restrittiva legge del 1982 sulla cittadinanza del Myanmar esclude tale minoranza tra quelle riconosciute nel paese del sudest asiatico.

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21 settembre 2019

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