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Siamo tutti mendicanti

· All’udienza generale il Papa continua le riflessioni sul Decalogo ·

«Educano tutti a riconoscersi mendicanti» le «ultime parole del Decalogo» commentate da Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 21 novembre, in piazza San Pietro.

Proseguendo nel ciclo di catechesi dedicate ai comandamenti, il Pontefice si è soffermato sul brano biblico tratto dal capitolo 17 del libro dell’Esodo, riassunto nel «non desiderare il coniuge altrui; non desiderare i beni altrui». Non si tratta solo, ha spiegato, delle «ultime parole del testo», ma del «compimento del viaggio attraverso» i dieci comandamenti.

Partendo dal presupposto «che tutti hanno il compito di indicare il confine della vita», il Papa ha fatto presente che «se tu vai oltre, distruggi te stesso» e «anche il rapporto con Dio» come quello «con gli altri». In particolare, ha rilanciato Francesco, «attraverso quest’ultima parola viene messo in risalto il fatto che tutte le trasgressioni nascono da una comune radice interiore: i desideri malvagi». Infatti, ha aggiunto, «tutti i peccati nascono da un desiderio malvagio. Tutti. Lì incomincia a muoversi il cuore, e uno entra in quell’onda, e finisce in una trasgressione. Ma non una trasgressione formale, legale: in una trasgressione che ferisce sé stesso e gli altri».

Dunque «tutto il percorso fatto dal Decalogo non avrebbe alcuna utilità se non arrivasse a toccare questo livello, il cuore dell’uomo». E in proposito esso «si mostra lucido e profondo: il punto di arrivo — l’ultimo comandamento — di questo viaggio è il cuore», cosicché, ha fatto notare Francesco, «se il cuore non è liberato, il resto serve a poco».

Ecco allora «la sfida: liberare il cuore da tutte queste cose malvagie e brutte. I precetti di Dio possono ridursi a essere solo la bella facciata di una vita che resta comunque un’esistenza da schiavi e non da figli». Spesso, infatti, «dietro la maschera farisaica della correttezza asfissiante si nasconde qualcosa di brutto e non risolto». Da qui l’esortazione del Pontefice a «lasciarci smascherare da questi comandi sul desiderio, perché ci mostrano la nostra povertà, per condurci a una santa umiliazione».

In tal modo il Papa ha chiarito come «le ultime parole del Decalogo educano tutti a riconoscersi mendicanti»: esse, ha spiegato, «aiutano a metterci davanti al disordine del nostro cuore, per smettere di vivere egoisticamente e diventare poveri in spirito, autentici al cospetto del Padre, lasciandoci redimere dal Figlio e ammaestrare dallo Spirito Santo» ovvero «il maestro che ci guida». Insomma, ha concluso, «lasciamoci aiutare. Siamo mendicanti, chiediamo questa grazia».

L'udienza generale

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