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Siamo stati liberati per restare liberi

· Intervista a Gustavo Gutiérrez ·

«Credo che oggi la teologia della liberazione sia piena di risorse e non abbia perso di mordente, non fosse altro per il fatto che il tema della povertà è sempre lì, sempre più urgente. La povertà è un tema biblico, eterno». Così dice Gustavo Gutiérrez – il teologo peruviano padre della teologia della liberazione, che con l’arcivescovo Ludwig Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha appena pubblicato Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa (Padova-Bologna, Edizioni Messaggero - Editrice Missionaria Italiana, 2013) – a Ugo Sartorio, che lo intervista sull'Osservatore Romano.

Un aspetto che ritorna spesso è, chiaramente, quello della povertà. «Bisogna chiarire – spiega Gutiérrez – che il termine povertà è complesso, poiché c’è la povertà reale, che riguarda la situazione di chi non conta niente, di chi è insignificante, per ragioni economiche ma anche per cultura, lingua, colore della pelle, o perché appartenente al mondo femminile che è tra i più penalizzati. Noi siamo chiari nell’affermare che la povertà non è mai una sola e soprattutto che non è mai buona».

Che cosa predica – gli chiede Sartorio – la Chiesa quando, partendo dal vangelo, chiede ai cristiani di essere poveri? «Dopo Medellín (1968) è stata fatta, dalla teologia della liberazione, una distinzione. C’è prima di tutto, lo ripeto, la povertà reale o materiale, io preferisco dire reale; poi la povertà spirituale, come diceva Hannah Arendt quella di chi non ha diritto di avere diritti; infine la povertà come solidarietà con i poveri e contro la povertà. La povertà spirituale è una metafora, nel senso che si prende la parola povertà, che appartiene a un preciso contesto semantico, e la si trasferisce in un altro. Povertà spirituale, espressione che è stata compresa nella storia in maniera strana e riduttiva, significa precisamente mettere la propria vita nelle mani di Dio, riconoscere la propria condizione di bisogno e piccolezza. Da ultima c’è la povertà come condivisione, di cui il vescovo Romero, da tutti conosciuto, è un grande esempio: egli non era certamente povero, nel senso di insignificante, ma è entrato in solidarietà con i poveri contro la povertà».

«La teologia della liberazione – conclude Gutiérrez – non è teologia della liberazione sociale, anche se la liberazione ha un aspetto sociale; c’è anche una liberazione personale, che riguarda la mentalità, e poi c’è la liberazione dal peccato. Questo insieme si chiama salvezza, che è quindi salvezza non soltanto dal peccato. Che la liberazione di Cristo non è unicamente questo lo dice la lettera ai Galati, al capitolo quinto, dove all’inizio leggiamo: "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi", e non si tratta di un pleonasmo. La teologia della liberazione cerca la libertà delle persone, dell’umanità, libertà dall’ingiustizia, dalla mentalità sbagliata e infine dal peccato».

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