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Siamo orfani di un padre ma ora lui è ricchezza per tutti

· A colloquio con il rettore della cattedrale metropolitana di Buenos Aires, don Alejandro Russo ·

Federico, è il portavoce della diocesi di Buenos Aires. Alejandro Russo è il rettore della cattedrale metropolitana, e segretario del vicariato episcopale, colui che coordina e organizza tutte le attività pastorali dell’arcidiocesi. È la persona che per anni è stato in contatto permanente con il cardinale Bergoglio. Uno specialista della liturgia e del cerimoniale. Nelle foto ufficiali è sempre al suo lato.

Federico è giovanissimo ma ha un viso di quelli vissuti, da ragazzo del ghetto recuperato alla società. Gli stessi ragazzi che Bergoglio da cardinale andava recuperando. «Paco è la resina della cocaina processata. Quello che non viene usata per fare cocaina. La mischiano con un altra sostanza tossica, e per i ragazzi che la usano è micidiale. Distrugge i neuroni del cervello e rende le persone simili a degli zombi. Bergoglio ha lavorato anche per questo come pastore di Buenos Aires. Lavorare per combattere il paco. Il cardinale andava spesso in questi quartieri di periferia, solo con la sua valigetta. E anche se quelle sono zone di gente umile e di lavoratori, quei quartieri hanno una pessima reputazione. Il cardinale ha fatto un lavoro molto importante anche per la tratta delle bambine, e della prostituzione. Rapite in Perú in Bolivia, sono ragazze a cui viene sottratta l’identità, e, o sono vendute al mercato della prostituzione, o addirittura adottate da famiglie ricche, quelle che sono le adozioni “in nero”. Alcune di queste ragazze le abbiamo recuperate. Anche per l’immenso investimento di tempo e mezzi che Bergoglio ha dato alla causa».

Intanto ci incamminiamo verso la sagrestia passando per l’interno della cattedrale. «A mio modo di vedere la riforma che serve alla Chiesa oggi è l’austerità. Serve una Chiesa pellegrina, una Chiesa che guarda fuori, che va in missione e che va all’essenza del messaggio di Gesù. Tutte caratteristiche di Bergoglio. Qui a Buenos Aires è conosciuto per questo, per il suo lavoro pastorale permanente, ispirato al messaggio di Gesù. Bergoglio è quello che va a parlare con i cartoneros in città. Sono quelle persone che vedi in giro e sembrano dei barboni, perché sono vestiti di stracci, sono gente povera, e vanno raccogliendo la carta in giro per la città per riciclarla e ottenere qualche peso. Bergoglio portava loro il mate, una bevanda locale, o semplicemente si avvicinava loro per confortarli, chiedeva cosa poteva servirgli. Si è sempre spinto ai confini della città, a trovare i poveri nei ghetti, quei quartieri che qualsiasi persona normale trema anche solo a nominare. Questa è una primavera vaticana con Bergoglio a Roma. Prima del conclave quando ci si domandava che tipo di Papa volevamo, noi dicevamo proprio questo: un cardinale che somigli il più possibile a Gesù. Io però non ci credevo, devo dire la verità, non credevo che lo eleggessero. Io pensavo che il papato andasse a Milano o a San Paolo. Soprattutto per una ragione anagrafica, dicevano che il Papa sarebbe stato sotto i 70 anni. Ma nonostante i suoi 76 anni Bergoglio ha una forza straordinaria, frutto di un esercizio costante al lavoro sul campo. Qui avevamo già preparato tutti gli appuntamenti per la Settimana Santa, perché appunto tutti lo aspettavamo di ritorno a Buenos Aires. Mi telefonò un amico dicendo, “ho sentito ora la Cnn, dice che il Papa è Bergoglio, è Bergoglio Federico!”. Mi urlava. Ero incredulo».

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20 agosto 2019

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