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· ​Messaggio del patriarca Bartolomeo in vista della Cop22 ·

Istanbul, 3. «Dopo ventidue anni è finalmente giunto il momento, per tutti noi, di vedere i volti umani che subiscono l’impatto dei nostri peccati ecologici. Non è solo questione di chi è colpevole o di chi dovrebbe rimediare. Non è semplicemente questione di se o perché dovremmo cambiare. 

E non è certamente un problema di come alcuni possono continuare a trarre profitto o di come possiamo ridurre al minimo il cambiamento. Si tratta di esseri umani — tutti noi ma soprattutto gli “ultimi”, i più vulnerabili o emarginati fra noi — che sono ingiustamente e irreversibilmente colpiti». Lo scrive il patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, nel messaggio inviato in occasione della ventiduesima sessione della Conferenza delle parti (Cop22) sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) in programma a Marrakech, in Marocco, dal 7 al 18 novembre.La ventiduesima sessione, afferma il patriarca ecumenico, «è in qualche modo un’occasione per rallegrarsi che le nazioni di tutto il mondo hanno risposto all’appello urgente, sollevato a Parigi, di affrontare in modo collaborativo e di approvare con fiducia l’agenda che si prospetta davanti. Ma Cop22, per molti versi, ci ricorda dolorosamente che centonovantasette parti hanno ratificato a oggi una convenzione attuata dopo il vertice sulla terra a Rio nel 1992. Da allora, una serie di protocolli e accordi hanno portato a numerosi negoziati e decisioni nel corso di ventidue sessioni internazionali delle convenzioni delle Nazioni Unite. In un certo senso, allora, abbiamo fatto dei passi in avanti. Tuttavia, per altri versi, abbiamo fatto pochi progressi. Certamente non abbiamo chiamato alla responsabilità le nostre nazioni sulle risoluzioni raggiunte o sulle violazioni commesse».

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