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Siamo fatti tutti
della stessa pasta

· Alla mensa di via Marsala cibo, sorrisi e rock’n roll ·

Per Alessia, la Caritas è letteralmente… rock’n roll! Da più di dieci anni è la cuoca della mensa e quando entra in cucina a inizio turno, per prima cosa accende la radio e la sintonizza su una stazione di musica rock. «I Led Zeppelin, sono i miei preferiti, poi mi piacciono gli Iron Maiden, gli ac dc, i Black Sabath. Bob Dylan l’ho conosciuto grazie ai Gun’s & Roses». Una volta si diceva la “musica del diavolo”, ma qui il diavolo davvero non trova casa. Perché la mensa della Caritas è il luogo d’eccellenza della compassione, la carità che si fa corpo. Siamo in cucina, il servizio è terminato, ma lei presidia ancora la posizione; non si sa mai, magari qualcuno, all’ultimo momento…

«Ho iniziato nel 2007, al servizio colazioni per gli ospiti dell’ostello. Mi ricordo che il primo giorno, alle sei del mattino, ero qui pronta ma molto in ansia. No, non per le persone, ma perché volevo fare bene il mio lavoro». E infatti, è andato tutto bene, tanto che poi ha girato un po’ tutte le altre mense, a Colle Oppio, all’ostello in via Casilina e ora di nuovo qui, nella sede centrale di via Marsala. «Le persone che vengono qui non mi hanno mai dato nessun disagio. L’incontro è sempre stato tranquillo. Certo, qualcuno è cortese e ti dice buongiorno, qualcun altro invece magari è poco garbato. Ma io non mi sento diversa o distante. Siamo tutti della stessa pasta. Loro rappresentano solo l’altra faccia della medaglia».

Alla Caritas si possono rivolgere tutti, ma negli ultimi anni si è notato un aumento degli stranieri. «Spesso sono arrabbiati, soprattutto gli italiani, nei confronti del proprio paese. Ce l’hanno col sistema, che non va. Del resto, è gente che può anche aver fatto degli errori, o magari qualcuno ha sbagliato per loro, che è rimasta sola al mondo; però ora si vede preclusa qualsiasi altra possibilità. È difficile da digerire». Dal nostro benessere a questa realtà c’è un salto. Viene da chiedersi, tutti i giorni a fine giornata, cosa ti lascia l’impatto con la povertà, il dolore e la sofferenza? «Semplicemente, si dovrebbe essere sempre contenti di quello che a sera ritroviamo a casa, poco o tanto che sia. Anche perché davvero non siamo diversi da quelli che vengono qui. Ritrovarsi perduti, abbandonati, senza più niente, è qualcosa che davvero può capitare a chiunque. Ne vedo tanti che sono proprio soli, che al di là del cibo, hanno bisogno di parlare. La solitudine è forse il problema più grande. E infatti, qui vengono anche perché c’è qualcuno che li accoglie, non solo materialmente».

La struttura, che è stata rinnovata recentemente, funziona sempre, 365 giorni l’anno. Non chiude mai. «La Caritas funziona bene, da fuori non si capiscono le difficoltà, ma ogni giorno serviamo 400 pasti mediamente in due ore e mezza. Il cibo è buono e abbondante, io vorrei accontentare tutti, ma non sempre ci si riesce. Però, ci tengo a dire una cosa, questo lavoro a me piace davvero. Perché alla fine ti levano tante energie, ma ti danno anche tanto, anche solo con un sorriso. Mi ricordo Tommaso, che a tutte noi che facevamo le colazioni diceva sempre “sei bella come Sofia Loren”, e ci portava una rosa. C’è quello che ti sorride sempre e dopo dieci anni lo incontri per caso e si ricorda di te che gli davi la colazione. Qualcuno è stato per un periodo solo di passaggio e per ringraziamento mi ha portato una collanina fatta da lui a mano». «E poi qui mi diverto anche», Alessia sorride «perché il Rock‘n roll? Perché mi libera, mi spensiera, mi dà energia».

Oggi è una serata speciale, perché alla mensa si esibirà l’Orchestra di piazza Vittorio, lo straordinario esperimento multietnico musicale che realizza un vero melting pot artistico. Dopo la cena molta gente si è trattiene in sala. C’è chi accenna un passo di danza, chi si commuove, tutti accompagnano la musica battendo le mani. E alla fine si va incontro ai musicisti per ringraziarli, abbracciarli. Perché la Caritas è anche questo, incontro, condivisione, gioia.

di Nicola Bultrini

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14 novembre 2019

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