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Siamo fatti per “la mistica dell’incontro”

· Il Vangelo della solennità della Santissima Trinità ·

Scriveva il grande teologo del ’900 Karl Rahner, che “Dio è l’ultima parola prima del silenzio adorante”. Questa intuizione illumina la domenica che viviamo: dinanzi al Mistero della Trinità tace la parola, si raccolgono in umiltà i pensieri, e ci si apre all’ardore di un silenzio adorante, abitato dallo stupore e dall’amore. Un Dio che si presenta come Padre, Figlio e Spirito Santo, unico in tre Persone divine, non lo puoi spiegare: devi adorarlo perché Egli stesso inondi di luce la vita e ti introduca nell’abisso infinito del Suo Mistero.

Eppure, la Santissima Trinità è una storia che riguarda la nostra vita. Ci rivela infatti che Dio non è un’idea astratta; Egli non è insensibile al travaglio della nostra storia umana, ma, anzi, è Padre che ama, che nella carne del Figlio accoglie la nostra umanità e la benedice, che ci consegna lo Spirito perché ci guidi e ci trasformi. Un Dio, potremmo dire, profondamente “coinvolto” nella nostra umana vicenda.

Quando diciamo Trinità, allora, diciamo anzitutto un Dio vivo che si interessa alla nostra vita. Ce lo illustra il breve Vangelo di questa domenica: il Padre ha comunicato tutto al Figlio e il Figlio lo offre a noi per mezzo dello Spirito, che ci guida gradualmente alla conoscenza della verità tutta intera.

Così, la Trinità diventa la storia che ci riguarda.

È un Dio che vuole comunicarci la Sua vita, e per questo non si limita a enunciare leggi dall’alto, ma si coinvolge nella nostra carne e lascia, in modo indelebile, il segno della sua presenza in noi nel dono dello Spirito Santo.

È un Dio che uscendo da se stesso per donarsi ci indica che la via della nostra felicità non sta nelle cose, nell’accumulo, nelle maschere dell’apparenza e nelle scalate del nostro io, ma nell’amore che ci apre all’incontro e si fa dono.

È un Dio che ci illumina su come nessuno vive davvero quando è solo, né può vivere solo per se stesso: la gioia di un incontro, di una relazione autentica, di un’amicizia, di un matrimonio, nasce dall’aprirsi a colui che è diverso da me. Un rischio, una scommessa, una fatica, ma anche l’unica avventura che vale la pena di vivere.

E mentre oggi la diversità ci spaventa, mette a repentaglio le nostre consolidate certezze e genera reazioni dettate dalla paura e dalla rabbia, il Dio-Trinità, da cui proveniamo, ci svela noi stessi: siamo fatti per “la mistica dell’incontro”, siamo fatti per amare. Nella vita di ogni giorno, basta questo.

di Francesco Cosentino

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18 agosto 2019

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