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Si stringe il cerchio su Mosul

· ​Il leader dell’Is Al Baghdadi chiede ai suoi uomini di resistere all’offensiva irachena ·

Mentre a Mosul si combatte casa per casa per stanare i jihadisti, torna a far sentire la sua voce Abu Bakr Al Baghdadi, leader del cosiddetto stato islamico (Is), che, secondo alcune fonti curde, si troverebbe ancora nella città irachena. Con un nuovo messaggio audio pubblicato questa mattina, Al Baghdadi ha esortato i suoi uomini a Mosul a resistere all’assalto delle forze irachene e curde e a non ritirarsi dalla città. 

L’autenticità del messaggio non è stata ancora verificata, ma gli specialisti ritengono che si tratti proprio di lui. «Tenere ferme le vostre posizioni con onore è mille volte più facile che ritirarsi con disonore» ha detto Al Baghdadi nel messaggio che dura 31 minuti. «La popolazione deve sollevarsi per combattere e gli attentatori suicidi devono attaccare». In particolare, Al Baghdadi chiede ai suoi uomini di puntare contro Turchia e Arabia Saudita. Occorre infatti «invadere la Turchia e attaccare le forze turche che combattono in Siria», e colpire l’Arabia Saudita, «attacco dopo attacco», perché Riad è «alleata con le nazioni infedeli nella loro guerra contro l’islam». La battaglia, intanto, imperversa. Oggi le forze armate irachene hanno detto di avere eliminato «almeno 67» jihadisti dell’Is in un raid aereo nel nord di Mosul. In un comunicato, si afferma che i miliziani si trovavano nell’hotel Ninive Oberoi, colpito nel bombardamento. Nelle scorse ore, le truppe irachene hanno preso il controllo dei quartieri di Kukyeli e Al Qudis, nella parte orientale di Mosul, e si trovano ora alle porte del quartiere di Al Karama, dove hanno avuto luogo violenti scontri con i jihadisti dell’Is e ora la situazione sembra stabile. Gli iracheni stanno consolidando il loro controllo sulle aree già riconquistate prima di spingersi più in avanti verso il centro di Mosul. Il portavoce Sabah al Numani ha detto che in queste ore l’esercito sta ripulendo la zona di Kukyeli dalle mine e che ha già disinnescato settanta ordigni.

Resta critica la situazione umanitaria. Secondo le Nazioni Unite, sono già 21.000 le persone in fuga dai combattimenti. 

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