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Si scava
nel passato dell’omicida

· Le indagini sull’uccisione dell’ambasciatore russo ad Ankara ·

«Un’indagine scrupolosa», che faccia luce sulle responsabilità a tutti i livelli. Dopo l’omicidio dell’ambasciatore russo ad Ankara, Andrei Karlov, il governo turco promette di «non trascurare nessuna pista» per far emergere eventuali complicità con l’assassino, il poliziotto Mevlut Mert Altintas. Finora tredici persone sono state arrestate, tutte in servizio presso la scuola di polizia di Smirne, sulla costa Egea, dove si è formato Altintas.

Forze di sicurezza turche  in azione ad Ankara (Ap)

In ogni caso, le autorità turche sembrano essere quasi tutte indirizzate a incriminare la rete di Fethullah Gülen, l’ex imam in esilio negli Stati Uniti, considerato la mente del fallito golpe del 15 luglio. L’obiettivo dell’attacco, come in queste ore si ripete all’unisono ad Ankara e Mosca, sarebbe stato quello di sabotare le relazioni tra i due Paesi, da poco rilanciate dopo la crisi del jet russo abbattuto nel novembre 2015, e affossare il dialogo sulla Siria. Alle indagini, parteciperà anche un pool di diciotto investigatori giunti già oggi da Mosca, di cui fanno parte ufficiali dei servizi segreti e funzionari del ministero degli Esteri. Sin dalle prime ore, si è iniziato a scavare nel passato del killer, in cerca di possibili relazioni con la rete gülenista. A Soke, cittadina della provincia occidentale di Aydin, da cui proveniva Altintas, sono stati fermati i genitori e la sorella, poi altri tre parenti. Ad Ankara è invece finito in manette il suo coinquilino. Tutti sono sotto la lente della polizia, alla ricerca di prove che l’assassino non abbia agito da solo. Tra i fermati anche uno zio del poliziotto, l’unico finora rilasciato in libertà condizionata. L’uomo era amministratore di una scuola locale d’ispirazione gülenista, tra le centinaia chiuse dopo il fallito golpe. Secondo gli investigatori, questo sarebbe un primo anello di congiunzione tra l’assassinio di Karlov e l’ex imam.

Sembra inoltre che Altintas abbia studiato in un istituto della rete di Gülen per prepararsi all’esame dell’accademia di polizia. Nelle scorse settimane, come migliaia di altri agenti, era pure finito nelle maglie delle operazioni post-golpe per “ripulire” le forze dell’ordine e l’esercito, ma ne era uscito senza accuse consistenti: sospeso il 4 ottobre, era stato richiamato in servizio il 16 novembre.

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