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Si rafforza
la lotta a Zika

· Indagini per chiarire gli effetti del contagio ·

Mentre si allarga la diffusione di Zika e si rafforzano le misure di contrasto, nuove ricerche provano a fare luce sulla presunta connessione tra il virus e i casi di malformazione fetale, in particolare microcefalia. 

Operatori sanitari in Honduras durante la disinfestazione anti-Zika (Epa)

Questo l’obiettivo delle ricerche iniziate ieri nello Stato brasiliano di Paraíba (uno dei più colpiti dal virus), in partenariato con il ministero della Salute e con 17 tecnici del Centro di controllo e prevenzione delle malattie (Cdc) degli Stati Uniti. I ricercatori stanno cercando di capire la proporzione tra neonati con microcefalia e la diffusione del virus. Il ministro della Salute, Marcelo Castro, ha inoltre sottolineato che i ricercatori stanno ipotizzando anche la presenza di fattori collaterali: non tutti i neonati da madre colpita dalla zanzara Aedes Aegypti, quella che trasmette il virus (non solo zika, ma anche dengue e chinkungunya), hanno infatti contratto la microcefalia. A tal proposito un ricercatore argentino, Eduardo Avila Vasquez, ha ipotizzato che un larvicida, il priproxifene, utilizzato per combattere l’Aedes Aegypti, possa aver contribuito all’aumento di bambini affetti da microcefalia. Tuttavia, due ricerche separate condotte in Brasile hanno identificato tracce del virus nel tessuto cerebrale di due bambini nati con microcefalia.

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26 febbraio 2020

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