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Si parla di pace ma la guerra non è finita

· Al vertice di Parigi sbloccati 15 miliardi di dollari per la ricostruzione della Libia ·

Si parla di pace e di ricostruzione in Libia, aumentano i riconoscimenti al Consiglio nazionale di transizione — braccio politico dell’insurrezione anti Gheddafi — e gli appelli alla riconciliazione, 15 miliardi di dollari vengono immediatamente sbloccati per gli aiuti umanitari, ma la Nato non smobilita e continuerà i bombardamenti fin quando ci sarà bisogno di «proteggere i civili» dalle forze di Gheddafi. Oltre sessanta delegazioni, una ventina delle quali non riconoscono ancora i ribelli di Bengasi hanno partecipato alla conferenza di Parigi. Tra queste l’Unione africana che non è pronta a riconoscere il Consiglio nazionale di transizione. Lo ha detto a Parigi il presidente della commissione dell’Ua, Jean Ping, aggiungendo che: «Il Consiglio nazionale di transizione ci ha dato garanzie riguardo il buon trattamento dei lavoratori africani in Libia. Noi aspettiamo». Intanto, il Consiglio nazionale di transizione libico ha annunciato oggi che intende formare un’Assemblea costituente nel giro di otto mesi e tenere elezioni presidenziali entro venti mesi.

«La sfida più immediata davanti a noi riguarda il modo di rispondere alle esigenze umanitarie». A dichiararlo è stato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon nel corso della conferenza stampa finale del vertice di Parigi. Il Gruppo di contatto che ha coordinato le operazione in Libia ha ottenuto i suoi obiettivi e viene sostituito da un Gruppo di amici della nuova Libia la cui prima riunione si terrà a New York entro fine settembre. Le Nazioni Unite, rappresentate a Parigi dal segretario generale Ban Ki-moon, «avranno un ruolo centrale per coordinare gli sforzi internazionali in appoggio alla transizione politica e della ricostruzione della Libia» e ci si aspetta «una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza» sulle proposte formulate a Parigi dallo stesso Ban Ki-moon.

«Siamo d’accordo nel proseguire con gli attacchi Nato fin quando Gheddafi e i suoi uomini saranno una minaccia per la Libia», ha detto il presidente francese, Nicolas Sarkozy, al termine della conferenza. Gli ha fatto eco il premier britannico David Cameron: «La Nato e i suoi alleati continueranno le operazioni per applicare le risoluzioni Onu fin quando bisognerà farlo per proteggere la vita dei civili».

Una parte importante alla conferenza di Parigi se l’è ritagliata Hillary Clinton, che ha chiesto direttamente alle nuove autorità libiche di «combattere l’estremismo» e «proteggere i depositi di armi». La fibrillazione che c’era da alcune ore su una presunta battaglia per la spartizione della ricostruzione e delle risorse petrolifere della Libia non ha avuto eco ufficiale. Sarkozy si è limitato ad affermare che c’è stata unanimità nella richiesta di scongelamento immediato di 15 miliardi di dollari di fondi libici bloccati.

Dopo i due nuovi discorsi di Muammar Gheddafi che esorta alla resistenza a oltranza contro gli insorti, una brigata di combattenti della tribù di Warfalla si prepara alla battaglia per Bani Walid, una delle roccaforti del colonnello a circa centocinquanta chilometri a sud di Tripoli. Gheddafi — sul cui nascondiglio continuano a rincorrersi voci — ha esortato i suoi fedelissimi a combattere contro i «colonizzatori» e i loro «agenti», ovvero i ribelli. Il colonnello ha chiesto di prepararsi alla «resistenza popolare».

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