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Si intensificano nello Yemen
i raid contro i ribelli sciiti

· Sostegno statunitense all’iniziativa saudita ·

Per la terza notte consecutiva i caccia della coalizione di dieci Paesi guidata dall’Arabia Saudita hanno bombardato San’a, nell’ambito dell’offensiva contro i ribelli sciiti huthi che hanno preso il controllo di gran parte dello Yemen. I raid, i più intensi dall’inizio dell’offensiva, avviata mercoledì scorso, hanno preso di mira soprattutto depositi di armi e munizioni e installazioni militari nella periferia della capitale yemenita. In tre giorni di scontri armati 54 sono le persone morte e 187 quelle rimaste ferite. Il re saudita Salman ha dichiarato oggi che «l’operazione continuerà finché lo Yemen non recupererà la propria stabilità e sicurezza».

Intanto, riferisce la Casa Bianca, il presidente statunitense, Barack Obama, ha parlato oggi con il sovrano saudita «dei recenti sviluppi nello Yemen». Obama ha ribadito «il forte sostegno statunitense all’azione intrapresa» da Riad e dai Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo persico «in risposta alla richiesta del presidente Hadi e in sostegno del legittimo Governo dello Yemen». Il presidente statunitense ha tuttavia voluto precisare anche lo «scopo comune di trovare una soluzione politica negoziata» alla crisi.

Nel frattempo, fonti militari egiziane hanno dichiarato all’agenzia Ap che navi da guerra del Cairo e di Riad sono state schierate a protezione dello Stretto di Bab El Mandeb, che collega Mare Arabico e Mar Rosso, attraverso il quale passano le petroliere provenienti dal Golfo persico e dirette in Europa attraverso il Canale di Suez. Una mossa che fa comprendere la posta in gioco in questa crisi, con l’Arabia Saudita e gli altri Paesi sunniti preoccupati che i ribelli sciiti possano prendere il controllo di un Paese situato lungo una rotta strategica per i rifornimenti energetici globali.  

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24 febbraio 2020

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