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Si fermi la violenza in Siria

· All’udienza generale Papa Francesco lancia un nuovo appello per la pace e ricorda il dovere di proteggere i bambini da sfruttamento e abbandono ·

Un’avemaria per «l’amata Siria», dove «lunedì scorso sono avvenuti alcuni attentati terroristici, che hanno provocato la morte di un centinaio di civili inermi»: l’ha chiesta Papa Francesco ai fedeli presenti in piazza San Pietro al termine dell’udienza generale di mercoledì 25 maggio. In particolare Francesco ha auspicato che si «converta il cuore di quanti seminano morte e distruzione». Parole che hanno trovato concretezza nel dono ricevuto dalle mani di un rappresentante di un’associazione umanitaria impegnata nel soccorso ai profughi nell’isola greca di Lesbo: si tratta del giubbotto salvagente indossato proprio da una bambina siriana morta in mare nel tentativo di fuggire dal conflitto.

Un’auto colpita durante un bombardamento a Tartus, nei pressi di Damasco (Afp)

In precedenza, nei saluti ai gruppi che partecipano all’incontro settimanale, il Pontefice aveva ricordato due appuntamenti particolarmente significativi: la giornata internazionale per i bambini scomparsi, con la sottolineatura di come sia «un dovere di tutti proteggere i bambini, soprattutto quelli esposti ad elevato rischio di sfruttamento, tratta e condotte devianti» e l’auspicio «che ciascuno di essi sia restituito all’affetto dei propri cari»; e la tradizionale celebrazione del Corpus Domini di giovedì 26, con la messa in piazza San Giovanni in Laterano e la successiva processione verso Santa Maria Maggiore. «Invito romani e pellegrini — ha detto Francesco — a partecipare a questo solenne atto pubblico di fede e di amore a Gesù realmente presente nell’Eucaristia».

All’inizio dell’udienza, continuando le sue riflessioni sulla misericordia nella prospettiva evangelica, il Papa si è soffermato sulla parabola del giudice e della vedova, narrata da Luca (18, 1-8). Essa, ha spiegato, «contiene un insegnamento importante: “La necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”. Dunque, non si tratta di pregare qualche volta», ma di «pregare sempre, senza stancarsi». Certo, il Pontefice si è detto consapevole che «tutti proviamo momenti di stanchezza e di scoraggiamento, soprattutto quando la nostra preghiera sembra inefficace. Ma — ha assicurato — Dio esaudisce prontamente i suoi figli, anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo». Del resto, ha aggiunto, «la preghiera non è una bacchetta magica», però «aiuta a conservare la fede in Dio, ad affidarci a lui anche quando non ne comprendiamo la volontà».

La catechesi del Papa

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21 luglio 2019

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