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Sulla Siria duro confronto
tra Stati Uniti e Russia

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Si fa sempre più concreta l’ipotesi di un attacco in Siria da parte degli Stati Uniti, con il supporto di Francia e Gran Bretagna, in risposta al presunto attacco chimico a Duma che avrebbe causato decine di morti e feriti. 

Macerie dopo i bombardamenti nella regione siriana del Ghouta orientale (Afp)

Questa mattina Mosca ha lanciato un messaggio chiaro: l’esercito russo si riserva il diritto di «abbattere i missili e distruggere le postazioni di lancio» in caso di aggressione degli Stati Uniti. Il Cremlino ha inoltre annunciato esercitazioni navali nelle acque siriane nei prossimi giorni. Immediata la replica della Casa Bianca. «La Russia giura di abbattere tutti i missili sparati sulla Siria. Preparati Russia perché arriveranno, belli e nuovi e intelligenti! Non dovresti essere alleata di un animale che si diverte a uccidere il suo popolo!» ha dichiarato in un tweet il presidente statunitense, Donald Trump. Non si è fatta attendere la controreplica di Mosca: «I missili ‘intelligenti’ dovrebbero volare contro i terroristi, non contro il governo legittimo della Siria» ha detto un portavoce del ministero degli esteri russo.
Trump non parteciperà, come era previsto, al summit dei paesi latinoamericani in agenda il 13 e il 14 aprile a Lima proprio per supervisionare la risposta in Siria. Ieri l’inquilino della Casa Bianca si è consultato con il premier britannico, Theresa May, e con il presidente francese, Emmanuel Macron. Sul piano interno, si fanno sempre più pressanti con il passare del tempo le voci di coloro che si aspettano una reazione forte da parte della Casa Bianca. Tra tutte, ha avuto un peso enorme nelle file dei repubblicani la dichiarazione del senatore John McCain secondo cui «il recente annuncio del presidente di un ritiro dei nostri soldati dalla Siria ha solo incoraggiato Assad, sostenuto da Russia e Iran, a commettere più crimini di guerra. Il presidente dovrebbe rispondere in modo che Assad paghi un prezzo per la sua brutalità».
Sul piano esterno, c’è lo stallo al palazzo di vetro. Ieri la Russia ha posto il veto alla bozza di risoluzione degli Stati Uniti per istituire un nuovo meccanismo d’inchiesta indipendente sull’uso delle armi chimiche in Siria. Il documento ha ottenuto dodici sì, due no, tra cui il veto di Mosca e l’astensione della Cina. «La Russia ha scelto ancora una volta il regime di Assad invece dell’unità del Consiglio di Sicurezza, e ha distrutto la credibilità dell’organo Onu» ha detto la rappresentante statunitense, Nikki Haley.
Successivamente il Consiglio ha bocciato un’altra risoluzione presentata dalla Russia, che invece chiedeva di sostenere l’invio degli investigatori dell’Onu a Duma. Il testo ha ottenuto cinque voti a favore, quattro contrari e sei astenuti — non c’è stato il veto statunitense, che non era necessario. «Confermiamo la nostra disponibilità a facilitare il lavoro degli investigatori sul terreno» ha detto il rappresentante di Mosca, Vassily Nebenzia. La Russia ha sempre smentito le notizie relative all’attacco chimico a Duma.

Sul campo, la situazione è molto tesa. L’ultimo segnale ad andare in questa direzione è l’allerta diramata nella notte da Eurocontrol, l’organizzazione europea per la sicurezza dei voli, che ha invitato a volare con prudenza nelle rotte del Mediterraneo orientale per via di «possibili attacchi missilistici sulla Siria nelle prossime 72 ore». 

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22 settembre 2019

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