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Si estendono i roghi in Portogallo

· Sono 62 le vittime accertate mentre il premier annuncia un’indagine ·

Le fiamme continuano ad avanzare in Portogallo. Mentre è salito a 62 il numero dei morti nell’incendio di Pedrógão Grande, la tranquilla zona rurale a est di Leiria, vittima del più grave disastro della storia recente del paese. Gli esperti sono ora preoccupati per l’estendersi dei roghi favorito dai venti violenti, dalle alte temperature e dalla vegetazione secca dopo settimane senza pioggia. Il premier portoghese António Costa ha ordinato oggi un’inchiesta. 

Intervento di un canadair sulle fiamme intorno a Pedrógão Grande (Ap)

La situazione è stata definita «preoccupante» dal comandante della protezione civile Elísio Oliveira. L’incendio si è esteso alle province di Castelo Branco e Coimbra. Altri quattro grandi fuochi si sono accesi nelle regioni centrali del paese. Sono state chiuse due autostrade e tre strade statali. Circa 2200 pompieri lottano contro 6 focolai con 685 mezzi a terra e dieci aerei. I canadair hanno difficoltà però a operare per la immensa nuvola di fumo che sovrasta Pedrógão. Il Portogallo è in lutto per tre giorni. Le bandiere ovunque sono a mezz’asta. Il presidente Marcelo Rebelo de Sousa in un messaggio alla nazione ha ammesso che il disastro di Pedrógão solleva «interrogativi che ci angustiano», ma ha invitato a lasciarli da parte per concentrarsi per ora sulla lotta contro le fiamme e l’aiuto alle vittime. Dopo il trauma iniziale, il paese si interroga. Il quotidiano «Público» citando diversi specialisti scrive che era possibile evitare una tragedia di tali dimensioni con più prevenzione e con una più attenta gestione dell’emergenza. Secondo gli esperti c’è stata la mancata chiusura tempestiva delle strade minacciate dall’incendio che progrediva a grande velocità e l’assenza di zone sicure per accogliere i civili in fuga. In particolare si fa riferimento alle 47 persone morte carbonizzate sulle strade della zona mentre fuggivano, trenta solo sulla statale 236. Una sopravvissuta ha raccontato che era stato un gendarme a farle prendere la 236 dicendo che era sicura. La donna si è salvata lasciando l’auto in fiamme.

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19 marzo 2019

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