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Si educa e si evangelizza  solo con l'amore

· Il cardinale Bertone agli ex allievi di don Bosco ·

Ogni cristiano, ancor più se spiritualmente legato a don Bosco, deve vivere «in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio», ricordando sempre che si educa e si evangelizza solo se si «inizia dall'amore vicendevole». È in questo profilo, tracciato dal cardinale salesiano Tarcisio Bertone, segretario di Stato, che si riconoscono gli ex allievi di don Bosco, i cui rappresentanti sono riuniti a Roma per la quarta assemblea elettiva della confederazione mondiale. Nella mattina di giovedì 30 settembre il cardinale ha celebrato per loro la messa nella basilica Vaticana. I lavori dell'assemblea, iniziati al Salesianum mercoledì 29, si concluderanno il 3 ottobre. Vi partecipano 200 delegati di 30 federazioni nazionali.

La confederazione mondiale degli ex allievi di don Bosco, fondata cento anni fa, conta oltre centomila iscritti, uomini e donne non solo cattolici, che hanno ricevuto un'educazione salesiana. Proprio la missione educativa è stata al centro dell'omelia del cardinale Bertone, che ha innanzitutto assicurato la «spirituale presenza» e la «benedizione apostolica» del Papa.

Rifacendosi alla testimonianza di san Girolamo, nel giorno della sua festa liturgica, il cardinale ne ha messo in rilievo l'attualità anche «in materia di pedagogia cristiana» che è poi la «missione che risponde oggi a una sfida prioritaria» per quanti si occupano di educazione. «Tra le principali intuizioni di san Girolamo come pedagogo — ha affermato — si devono sottolineare l'importanza attribuita a una sana e integrale educazione fin dalla prima infanzia, la peculiare responsabilità riconosciuta ai genitori, l'urgenza di una vera formazione morale e religiosa, l'esigenza dello studio per una più completa formazione umana». In particolare san Girolamo «esorta i genitori perché creino un ambiente di serenità e di gioia intorno ai figli, li stimolino allo studio e al lavoro, anche con la lode e l'emulazione, li incoraggino a superare le difficoltà, favoriscano in loro le buone abitudini e li preservino dal prenderne di cattive. I genitori sono i principali educatori dei figli, i primi maestri di vita». Con molta chiarezza san Girolamo, rivolgendosi ai genitori di una ragazza, li ammonisce: «Ricordatevi che potete educarla più con l'esempio che con la parola».

«Non senza emozione — ha commentato il porporato — sentiamo che queste sagge e immortali riflessioni hanno trovato eco negli insegnamenti di san Giovanni Bosco che Papa Pio XI non esitò a definire educator princeps . Don Bosco il cui motto ci è caro e familiare — Da mihi animas, caetera tolle — ha saputo far tesoro della pedagogia degli antichi padri e, con la sua spiccata sapienza educativa, l'ha sviluppata nel suo celebre sistema preventivo».

Come traccia per i lavori dell'assemblea, il cardinale ha affidato ai delegati anche il brano del Vangelo di Luca proclamato durante la messa, «un dono della Divina Provvidenza per la vostra riflessione e per il vostro impegno, così che possiate tornare alla occupazione quotidiana arricchiti di nuova linfa vitale, inviati a somiglianza dei settantadue discepoli, per essere servitori fedeli della vigna del Signore. San Luca ci tiene a distinguere questa missione da quella precedente, rivolta ai dodici apostoli. Questo è importante, perché sta a significare che non sono solo gli apostoli, e oggi i loro successori, i vescovi, con i sacerdoti collaboratori nel ministero, a essere inviati ad evangelizzare, ma tutti i discepoli». Così le «direttive che Gesù dà ai suoi messaggeri sono indirizzate anche a noi». Innanzitutto la preghiera: «C'è bisogno della preghiera — ha spiegato — perché Dio soltanto può suscitare gli annunciatori e soprattutto rivestirli della forza necessaria per testimoniare che Dio opera la salvezza in Cristo. Nonostante l'intermediazione umana, Dio rimane sempre il padrone della messe». Per il porporato «è una preghiera che dovrebbe salire insistente a Dio, in obbedienza al comando di Gesù. Soprattutto in questi tempi spesso caratterizzati dal disimpegno e dalla concentrazione di ciascuno su se stesso. Pregare per comprendere l'ideale di essere operaio del Vangelo, collaboratore della famiglia salesiana, per poterne cogliere l'efficacia, anche se non sempre pienamente verificabile ai nostri occhi».

In realtà «la missione è veramente aspra e difficile» e Gesù lo dice senza alcuna reticenza: «Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi». L'immagine, ha detto il cardinale, «è troppo chiara per aver bisogno di spiegazioni. Siamo davanti a una evidente sproporzione di forza: l'agnello mansueto e il lupo aggressivo e violento. La battaglia sembra essere perduta in partenza. E lo sarebbe in effetti, se l'agnello non avesse la protezione e la forza di Colui che lo manda». Il porporato ha rilevato come «in questa situazione Cristo non esorta i suoi a provvedersi di qualche sicurezza umana. Al contrario, ne esige la più assoluta rinuncia», dicendo loro di non portare «borsa, né bisaccia, né sandali». Infatti «se Lui è capace di liberarci dai lupi, sarà anche capace di provvederci del pane quotidiano, magari ispirando gesti di provvidenza a qualche docile ascoltatore del messaggio stesso. Vediamo veramente come il discepolo del Signore può annunciare il Vangelo soltanto a condizione di avere una fede immensa in Colui che lo ha mandato. In tal modo sarà sempre lui il vincente».

È facile, ha proseguito, «scoprire a questo punto come il discepolo di Cristo sia un annunciatore e un costruttore di pace nello stesso tempo. Il discepolo di Cristo, proprio perché è un agnello in mezzo ai lupi e annuncia l'amore per tutti, è un operatore e un donatore di pace. Non la augura soltanto, ma la produce con il suo impegno martirizzante di fedeltà al suo Signore».

«Non siamo noi a convertire la gente — ha quindi ricordato Bertone — ma la presenza del Risorto in mezzo a noi. E a noi è chiesto un atteggiamento di servizio, di fedeltà nel portare e nel cercare di vivere la Parola del Signore, di accettazione della scomoda posizione di agnelli in mezzo ai lupi. Da lì sgorgherà la potenza della sua risurrezione». L'ultimo significativo spunto proposto dal cardinale a partire dal passo evangelico di Luca è l'invio dei discepoli a due a due. «Non era più logico mandarli a uno a uno e raddoppiare così i luoghi di annuncio? No. Gesù li manda a due a due per inculcare in tal modo la carità e la fraternità, perché il messaggio dell'amore fosse accompagnato dalla testimonianza della loro vita. Questo vuol dire anche essere lievito, sale e luce. I discepoli di Cristo devono evangelizzare prima di tutto mediante la testimonianza dell'amore reciproco».

«La Chiesa e la famiglia salesiana — ha concluso il segretario di Stato rivolgendosi agli ex alunni di don Bosco — si attendono molto da voi; ricordatevi che la comunione tra i fratelli è la prima grande predicazione e che l'evangelizzazione inizia dall'amore vicendevole e conduce a diffonderlo ovunque».

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