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L’Europa discute ancora

· ​Sul caso dei 49 migranti salvati nel Mediterraneo ·

Si discute tra le cancellerie europee per trovare una soluzione per i 49 migranti salvati nel Mediterraneo centrale e dopo 18 giorni ancora a bordo delle navi di Sea Watch e Sea Eye, al largo delle coste maltesi, mentre le ong che gestiscono le navi fanno sapere che alcuni hanno iniziato a rifiutare il cibo. Per l’Italia, dopo l’apertura manifestata ieri dal presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, il ministro dell’interno Matteo Salvini ha ribadito che la linea non cambia e che i porti restano chiusi. Secondo Salvini, far approdare le navi «sarebbe un segnale di cedimento agli scafisti».

Gli ambasciatori dei 28 paesi dell’Ue hanno cercato ieri di mettere a punto una soluzione. Secondo fonti diplomatiche europee, una decina di paesi, tra cui l’Italia oltre a Germania, Francia, Portogallo, Olanda, Lussemburgo e Romania, si sono detti disponibili ad accogliere i migranti a patto che Malta apra i suoi porti per lo sbarco. Ma la soluzione non è ancora operativa perché La Valletta chiede che, oltre ai 49 a bordo di Sea Watch e Sea Eye, siano ridistribuiti nei paesi europei anche gli altri 249 profughi salvati nei giorni scorsi dalla sua guardia costiera. Sembra che la questione venga discussa al Consiglio affari generali di oggi a Bruxelles, anche se non è all’ordine del giorno.

I posti messi a disposizione dal gruppo di paesi pronti ad accogliere — spiegano ancora le fonti europee — sono superiori ai 49 necessari per la ridistribuzione di quanti sono a bordo di Sea Watch e Sea Eye, ma non arrivano a coprire tutti e 298 i trasferimenti complessivi richiesti da Malta. Dopo la riunione degli ambasciatori di oggi, sono in corso nuovi contatti, ed è possibile che la questione sia discussa pure al Consiglio affari generali di domani, anche se attualmente non è tra gli argomenti previsti dall’ordine del giorno.

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17 novembre 2019

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