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Sri Lanka, si dimette
il capo della polizia

· Diffuso un nuovo bilancio delle vittime ·

Forze di sicurezza intorno a una moschea a Colombo (Afp)

Ha rassegnato le dimissioni l’ispettore generale della polizia dello Sri Lanka, Pujith Jayasundara, a cinque giorni dagli attentati che hanno colpito le chiese cristiane di Sant’Antonio a Colombo e di San Sebastiano flagellato a Negombo, la chiesa protestante di Sion a Batticaloa e tre hotel della capitale. Il capo della polizia è accusato di aver trascurato gli avvertimenti nei giorni precedenti la strage. Intanto, le autorità hanno diffuso un nuovo bilancio delle vittime: sono 253 e non 359, come inizialmente indicato nella difficoltà dell’identificazione.

L’allerta nella città di Colombo resta alta: oggi, venerdì di preghiera per i musulmani, si temono eventuali ritorsioni e il ministero degli affari religiosi musulmani ha sollecitato i fedeli a non riunirsi per la tradizionale preghiera del «Jum’ah». Intanto, il primo ministro del paese, Ranil Wickremesinghe, ha dichiarato che gli agenti della difesa sono ancora impegnati a scovare cellule terroristiche dormienti, mentre le forze di sicurezza confermano che Zahran Hashim, il presunto organizzatore degli attentanti, ha perso la vita in uno degli attacchi dinamitardi. Si continua a indagare sui rapporti tra gli stragisti del gruppo jihadista, National Tawhid Jamaat, e il sedicente stato islamico.

E restano al momento chiuse fino a nuova disposizione le chiese.

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