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Si dimette il capo del Pentagono

· Dopo la decisione di Trump di ritirare le sue truppe dalla Siria ·

Il segretario della difesa degli Stati Uniti, Jim Mattis, ha annunciato ieri le sue dimissioni dal governo di Donald Trump, a seguito dell’annuncio della Casa Bianca di ritirare le truppe dalla Siria e prepararsi a un parziale disimpegno in Afghanistan.

Un militare statunitense in Siria (Ap)

Le dimissioni di Mattis, generale dei marine di grandissima esperienza, rappresenta per molti analisti un affronto nei confronti del presidente degli Stati Uniti, che apparirebbe sempre più isolato. «Poiché ha il diritto di avere un segretario della difesa le cui vedute siano meglio allineate con le sue, su queste e altre materie, credo sia meglio per me fare un passo indietro», ha scritto Mattis nella lettera di dimissioni consegnata alla Casa Bianca. Il generale, che aveva da diversi mesi un rapporto difficile con Trump, insiste inoltre sulla necessità per gli Stati Uniti di «trattare gli alleati con rispetto». Nella sua lettera, il segretario dimissionario non parla direttamente del dossier siriano, se non per citare la coalizione internazionale contro i jihadisti del gruppo del sedicente stato islamico come esempio dell’utilità delle alleanze.

La sua partenza è quindi un chiaro segnale di disaccordo, dopo l’annuncio di Trump mercoledi di far rientrare dalla Siria circa 2000 soldati americani. Una decisione che contrasta con la richiesta presentata lo scorso anno dal capo del Pentagono di rinforzare gli effettivi in Siria, che era stata accettata da Donald Trump. Inoltre, secondo la stampa statunitense, il presidente ha deciso il ritiro di circa 7000 soldati americani dall’Afghanistan, circa la metà di quelli attualmente presenti nel paese. Secondo quanto riferito al «New York Times» da un funzionario della difesa, la decisione è stata presa nello stesso momento in cui ha stabilito di ritirare le forze americane dalla Siria. Fonti citate dal «Wall Street Journal», indicano poi che le truppe torneranno dall’Afghanistan «nelle prossime settimane» nella prima fase di un ritiro che potrebbe richiedere mesi.

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