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Si delinea l’identità
dell’aggressore alla moschea

· Forte condanna dell’attentato dal mondo religioso ·

Agenti sul luogo dell’attacco  a Londra (Reuters)

Si chiama Darren Osborne l’uomo che ieri notte ha investito un gruppo di fedeli musulmani dinanzi alla moschea di Finsbury Park a Londra. L’uomo, disoccupato e con problemi mentali, risulta residente a Cardiff e ha quattro figli. L’attacco ha provocato un morto e almeno otto feriti, tre gravi. Osborne è stato arrestato dalla polizia. Un invito alla responsabilità e alla pacifica convivenza tra comunità di fedi e culture diverse è giunto dall’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols. «La violenza genera violenza, l’odio genera odio. Ognuno di noi deve ripudiare odio e violenza nella sue parole e azioni», ha dichiarato Nichols, che è anche presidente dei vescovi britannici. Anche l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della chiesa anglicana, ha pronunciato dure parole di condanna per quanto accaduto a Londra. «La libertà di culto senza paura è un diritto di cui abbiamo cura come nazione e che abbiamo conquistato con grandi costi umani dopo molti anni. L’attacco ai musulmani di Finsbury Park è un attacco a tutti noi e alla cultura e ai valori del nostro paese». Pure l’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oci) ha condannato l’attacco: «Colpire i fedeli di qualunque religione rappresenta un attacco contro i valori condivisi di tolleranza e condivisione. Facciamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime». Sulla stessa linea l’università Al Azhar, principale autorità del mondo musulmano sunnita, secondo cui si è trattato di «un atto terrorista e razzista» da condannare in tutti i modi. Al Azhar ha chiesto alle autorità occidentali di «prendere tutte le misure preventive per limitare l’islamofobia e impedire il ripetersi di tali atti».

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16 luglio 2019

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